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Dillo con Salmo – introduzione

DILLO CON UN SALMO

Prima serata, introduttiva, tenuta da Don Federico Badiali

I Salmi sono presenti in tutte le celebrazioni e nella Preghiera delle Ore,

la preghiera dei Salmi può inoltre animare la nostra preghiera personale.

Il salmo accompagna tutta la a nostra vita cristiana,

troviamo occasione di approfondire che cos’è un salmo!

I Salmi servono a meditare e cogliere la volontà del Signore, a coglierne la Sua volontà, a ritrovare la speranza.

Il Salterio è il libro che contiene i Salmi, prende il nome dallo strumento a corda con cui si accompagnava il canto dei Salmi.

Ogni mese, nella preghiera liturgica delle ore, si scorrono tutti e 150.

A differenza di come è proposto nel testo della Bibbia, il Salmo presente durante la Messa viene strutturato in modo che possa esserci un intervento della platea: si chiama Salmo responsoriale proprio perché offre la risposta del popolo a Dio che ha parlato.

I Salmi sono una preghiera di uomini e di donne, leggendoli si incontra la vita dell’uomo.

Il tutto viene presentato con una potenza realistica.

Se leggi un salmo cogli la consistenza della vita, anche della tua: contengono amore, paura, desiderio … i salmi sono scuola di umanità!

Il salmo parla di noi, della nostra vita, ci aiuta a conoscerci

La Chiesa assegna i Salmi, per la maggior parte, al re Davide, quindi parliamo di 800-1000 anni avanti Cristo circa: ci separano 3 millenni!

Il cuore dell’essere umano è sempre quello, nonostante il tempo, ma la cultura, le esperienze, il linguaggio, il contesto storico e geografico sono cambiati. Sono scritti da uomini e donne distanti nel tempo e nello spazio rispetto a noi. Siamo in Medio Oriente, con una lingua diversa dalla nostra anche per ceppo linguistico (ebraico biblico).

Il Salmo interpreta il nostro vissuto, lo sentiamo vicino a noi, però, proprio per la ragione scritta sopra, spesso leggendolo ci sentiamo forestieri rispetto al contenuto del Salmo, perché parla una lingua diversa rispetto alla nostra. Ogni volta che lo leggiamo, allora, dobbiamo fare un esercizio di traduzione, non lessicale, ma culturale.

I Salmi non usano un linguaggio, ma più linguaggi differenti: la preghiera si sviluppa attraverso traiettorie diverse.

– la preghiera di lamento (quando sei arrabbiato con cielo e terra, hai voglia di gridare)

– la preghiera di ringraziamento

– la preghiera di invocazione

– la preghiera di lode (dove si esprime la bellezza dell’altro – Dio in questo caso – senza riuscire mai ad esaurirne tutta l’ampiezza)

– il Salmo Sapienziale, che leggo per cogliere il senso della vita, le grandi domande sul mondo che porto nel cuore (ad esempio perché sembra che gli empi prosperino e i giusti vadano in rovina? Dio tiene in mano le redini di questo mondo?). Ti insegnano a fare discernimento, per comprendere ciò che sto vivendo, la direzione che devo assumere. Mi insegnano anche a meditare la legge di Dio, per poter comprendere la sua volontà, cosa vuole che io faccia, insegnano a scorgere la via di Dio.

– gli Inni, che celebrano la grandezza del re e di Sion, che ora sono stati tradotti nel celebrare la grandezza di Cristo e della Chiesa, per pregare ed essere grati di questi doni che abbiamo, Gesù e la Chiesa.

I Salmi sono testi ispirati dalla presenza di Dio, ed è particolare pensare come testi scritti dall’uomo siano finiti dentro un Libro Santo, il libro dell’Alleanza, la Bibbia, proprio perché il Signore li ha scelti come testi che devono ispirare la nostra preghiera, ce li indica come modello della nostra preghiera, come se fossero una fune che Lui ci lancia per attirarci a sé. Sono testi “spiranti” cioè ci donano lo Spirito, creano comunione tra noi e Dio.

I Salmi descrivono tutta la storia del popolo di Israele.

Se li leggi di seguito, i Salmi, sembra che i fogli abbiano preso un colpo d’aria e siano andati in tutte le direzioni, non si capisce cosa hanno a che fare un salmo con quello seguente. Invece hanno un loro ordine!

I Salmi si aprono con 1 e 2, che sono i portali di ingresso: una meditazione sulla legge del Signore e una meditazione della promessa Messianica.

Poi si dividono in 5 libri, in 5 parti, visibile nella Bibbia di Israele:

– il primo libro finisce al salmo 41, salmo che descrive la persecuzione (la vita umana è una vita provata, e lo sappiamo anche senza nemici alle costole);

– il secondo libro termina con il salmo 72, la promessa Messianica (tu sei provato dalla vita ma il Signore ti rivolge una promessa di compimento);

– il terzo libro termina con il salmo 89, drammatico, che annuncia il fallimento della promessa Messianica (Israele è stato portato a Babilonia, cade la monarchia, il popolo di Israele si chiede cosa sarebbe successo ora che tutto sembrava perduto);

– il quarto libro termina con il salmo 106, che dice che in fondo sarà il Signore stesso a compiere la promessa Messianica, caduta la monarchia, sarà il Signore il re del suo popolo e in questo modo compirà la promessa (tu sarai il mio popolo, io il tuo Dio)

– l’ultimo libro è la lode

Ognuno dei primi 4 libri termina con una “dossologia”, una frase uguale per tutti: “Benedetto il Signore Dio di Israele, amen, amen”

Prima di chiederti cosa ti dice un Salmo, chiediti cosa voleva dire colui che l’ha pregato, la cultura in cui è stato scritto.

Qual’è l’oggetto della preghiera?

1) cerca il significato storico del Salmo (con l’aiuto del titolo in rosso presente nei Salmi), chiediti che tipo di Salmo stai pregando (ne esistono anche di compositi, dove in un unico salmo trovi invocazione, ringraziamento e lode)

2) il significato Cristologico (aiutati dal versetto in corsivo nel libro). I Salmi sono stati pregati da Gesù, i Salmi parlavano di Lui, quindi che senso hanno avuto sulle sue labbra?

3) dimensione ecclesiale: capire cosa dicono nella nostra vita di comunità, nella nostra parrocchia, nella nostra Chiesa

4) senso psicologico, cioè quello personale, legato a me

I Salmi ci aiutano ad apprendere a pregare il Signore, sono scuola di preghiera. Ci insegnano le preghiera, i generi di preghiera. Ci fanno però scoprire un indizio mancante nella nostra preghiera: la nostra preghiera spesso è lettura del testo e meditazione, cioè applicazione a me.

Cosa manca?

Manca che quello che abbiamo capito, abbiamo l’umiltà di domandarlo, questa è la preghiera.

Abbiamo mai l’umiltà di metterci in ginocchio e di domandare, chiedere, riconoscendo che non riusciamo a fare quella specifica cosa da soli?

Ed infine “ferma la mula” e per un attimo stai davanti a Dio, renditi conto che Lui ti ha parlato, tu hai parlato a Lui … stai davanti a Lui e stupisciti che tutto questo è accaduto!

Alcuni sono testi molto forti, con morti e guerre … perché?

È parola di Dio in parola di uomo, questi testi scrutano negli eventi l’azione di Dio, ma perché lo vedono attraverso i loro occhi di peccatori!

I testi portano il riverbero della violenza presente nel cuore uomo.

Dobbiamo anche visualizzare senso reale di ciò che è scritto e quello spirituale, cioè la lotta constante tra noi e Satana, tra i nemici concreti e quelli spirituali, la costante tentazione del peccato. Altrimenti si rischia che il testo fomenti violenza, e non è assolutamente quello l’intento.

In passato l’accesso al testo sacro era un accesso comunitario, leggendo in comunità, ci si fermava a spiegare quanto letto.

Oggi invece non è più così, c’è un accesso libero ai testi, la liturgia delle ore è nelle mani di tutti in ogni momento, perciò qualcosa nei testi è stato censurato, per paura che le immagini crude turbino lo spirito dei fedeli, scandalizzino i lettori che potrebbero prendere alla lettera quanto letto senza domandare spiegazioni a chi conosce le Scritture.

Perché, dal Salmo 9, ci sono due numeri che indicano il Salmo?

Perché la numerazione ebraica si divide dalla numerazione greca: la numerazione greca divide il salmo 9 in due parti, mentre quella ebraica no, quindi la numerazione greca ha un Salmo in più.

Nella Bibbia, la numerazione seguita è quella della Bibbia ebraica (Masoretica), mentre nella liturgia delle ore quanto nel Lezionario seguiamo quella greca.

La traduzione greca originale mostra differenze abissali dalla scrittura originale ebraica, e nella storia ha avuto notevole discredito proprio perché di epoca più tarda. Oggi invece si dà più credito al testo greco rispetto a quello Masoretico perché il testo greco ha cercato di tradurre quello ebraico quando ancora il testo era compreso, era ancora capito, noto.

I Masoreti invece, inserendo le vocali al testo ebraico (che era scritto solo di consonanti), lo hanno tradotto in un momento quella lingua era già decandente, perciò hanno dato una loro interpretazione al testo.

Esiste un testo, chiamato “Esapla dei Salmi” che pone su 6 colonne tutti i testi legati ai Salmi, e li mette a confronto: testo ebraico, testo greco, testo latino attuale, testo della Cei, traduzione a calco dell’ebraico e traduzione a calco del greco.

 

Documento in PDF:

introduzione ai Salmi


Percorso sul “Coraggio” 2024 – 2025

Coraggio: quello che serve per vivere, soprattutto adesso

 

Il percorso sul coraggio è giunto al suo termine.
È stato un percorso sperimentale, nato attorno ad una parola, “coraggio”, che è risuonata nei cuori di un paio di persone che sentivano l’esigenza di approfondirla su più campi per scoprirla e conoscerla un pò di più.
Ecco le tappe di questo percorso:
  • “Il coraggio di scegliersi ogni giorno, per sempre”: protagonisti Manuela e Valerio. Hanno raccontato il loro essere coppia da tanti anni, conoscersi, accettarsi ed amarsi l’un l’altro, l’aprire la propria famiglia a figli, biologici o adottati. Hanno testimoniato com’è vivere momenti di difficoltà e di cambiamenti, insieme, come coppia, e la loro volontà di aprire una casa famiglia per dare accoglienza e un futuro a minori in difficoltà.
  • “Il coraggio di parlare di Sorella Morte”, protagonista padre Maurizio Rossi. E’ stato analizzato il rapporto che la società odierna ha con il tema della morte, di come nei secoli a partire dall’Illuminismo e poi con la rivoluzione industriale e tecnologica ci sia stato un cambio di visione e di rapporto. Nell’analisi del rapporto con il Cristianesimo, come riferimento è stato utilizzato il Cantico di San Francesco.
  • “Il coraggio di Maria, il Sì alla vita”, protagonisti frate Antonio Prando e Lucia Mazzola. Si è parlato di sogni e di speranze, di eventi inaspettati e anche dolorosi, di pianti e di preghiere, di decisioni e di affidamento. Elementi che hanno caratterizzato la maternità e l’accoglimento di una nuova vita, ma che sono parte di tutti noi in quanto figli e genitori.
  • “Il coraggio di cambiare Paese”, protagonista Giacomo Rondelli. Responsabile della cooperativa sociale DoMani, Giacomo ha parlato di corridoi umanitari, dei criteri per potervi accedere, dei programmi di accoglienza nel territorio bolognese e della vita nei paesi d’origine dei migranti.
  • “Il coraggio di essere felici”, protagonista Stefano Ropa Esposti. Ha parlato del significato della parola felicità nella cultura giudaica, greca, romana e medievale, di come nel nostro tempo sia cambiata la visione e quali aspetti poter trarre per condurre nel nostro tempo una vita “felice”.
  • “Il coraggio di andare in missione”, protagoniste suor Lucia Zucchini e Anna Lanzarini. Hanno condiviso rispettivamente la loro esperienza in Argentina, come missionaria vicino ai poveri, e quella in un centro estivo a Gerusalemme per bambini in difficoltà.
  • “Il coraggio di avere fede”, protagoniste alcune suore Alcantarine di Bologna. Hanno condiviso i loro modi per vivere la propria fede ed esprimerla agli altri, con i propri talenti (esempio la poesia) e con l’aiuto della Parola.
  • “Il coraggio di uscire da una dipendenza”, protagonisti Enrico e Francesca. Collaboratori del SerDP, hanno analizzato il significato della parola dipendenza, estendendola alla vita di ciascuno e quali possono essere i fattori che fanno entrare una persona in una dipendenza. Hanno discusso di dipendenze buone e non buone e quali conseguenze può incorrere l’individuo ma anche la società. Come fare poi per uscirne? Serve realmente coraggio o la motivazione è un’altra?
  • “Il coraggio di ripartire dopo il carcere”, protagonista Padre Marcello Mattè. Cappellano della casa circondariale di Bologna, ha esposto un’analisi del sistema penitenziario in Italia, le lacune e le contraddizioni. Molte le testimonianze scritte di detenuti, familiari e vittime, utili nell’approfondire il tema ed avere una visione più realistica. Si è parlato anche delle alternative e di quanto ciascuno di noi, come individuo e società, possa fare per migliorare.