A cura di Don Eric Oswald FANOU
La liturgia della terza messa di questo Natale ci invita a meditare il Prologo del Vangelo secondo Giovanni. Il bimbo nato nella mangiatoia di Betlemme è l’incarnazione del Verbo eterno di Dio e la sua piena rivelazione. In Lui, il Dio invisibile — fino ad allora solo immaginato o pensato — è divenuto visibile, rendendo manifesto l’amore del Verbo eterno.
Da sempre l’umanità, nel credere in un Creatore, si è fatta delle immagini di Dio. I filosofi lo hanno concepito come l’«Immutabile» che muove ogni cosa; i Giudei lo pensavano come un essere potente, un guerriero pronto a punire i ribelli. Immaginavano un Dio che non era possibile avvicinare, nemmeno nel Santuario: infatti, solo il Sommo Sacerdote poteva, una volta all’anno, accedere al Santo dei Santi. Per altri ancora oggi Dio rimane confinato nella sfera del misticismo, conoscibile solo attraverso i racconti di chi ha avuto visioni private.
È in questo contesto di convinzioni diverse e spesso opposte che il cristiano afferma l’inaudito: l’invisibile Dio è visibile in un bambino, il Cristo. Egli non è il Dio Padre, ma in Lui non manca nulla della divinità; Egli dice tutto di Dio perché è il Verbo, l’Icona perfetta del Padre.
Credendo in questo, un cristiano non può più vivere nutrendo l’idea di un Dio distante o immaginario. Il nostro Dio ha abbattuto ogni muro di separazione. In Cristo, è diventato il «Dio con noi», presente accanto a noi per consolarci nelle fatiche e nei sacrifici. Egli cammina al nostro fianco per rendere il nostro viaggio meno pesante. Impariamo a conoscerlo davvero.
Che la sua grazia ci liberi da ogni concezione di un Dio che allontana, per abbracciare Colui che attira a sé con amore.
Buon Natale!

