Prima di Gesù, i farisei e gli scribi erano le due istituzioni religiose che garantivano l’ortodossia della dottrina. All’epoca avevano, per il popolo d’Israele, un’autorità e un’autorevolezza incontestabili. Gesù nasce ed eredita questo tessuto sociale e religioso: non condanna o cancella, ma chiama ad aprirsi a un rapporto più autentico con Dio e con gli altri. È proprio così che si manifesta il Regno da Lui predicato.
Per essere giusti o santi (termini spesso intercambiabili nella Bibbia), bisognava seguire la via indicata dalla Legge secondo l’interpretazione di chi deteneva il potere religioso. Era questa la fede della gente. In questo contesto, Gesù afferma la necessità di superare la giustizia di scribi e farisei, aggiungendo di voler portare la Legge al suo compimento, alla sua piena maturazione. Così facendo, Egli rivela che la Legge antica è dinamica e che in Lui tale dinamismo raggiunge la sua meta definitiva.
Per i suoi contemporanei non era una posizione facile da accettare. Per noi oggi, a distanza di anni, i limiti morali dell’antica Alliance appaiono chiari, ma sempre resta difficile accogliere la novità di Cristo: a volte cerchiamo “altre rivoluzioni” o nuovi metodi, ma il Vangelo ci ricorda che per il Regno dei Cieli tutto è compiuto in Cristo. Non ci sarà un’altra verità capace di portare la Legge a compimento al di fuori di Lui.
Per essere uomini autentici, basta rispondere al comando dell’amore di Gesù e restarvi fedeli. I cambiamenti, anche nella Chiesa, che non sono conformi allo Spirito di Cristo portano alla deriva. La misura è Cristo, non le nostre fantasie interpretative usate per sostenere idee personali a scapito della Verità. Esiste sempre il rischio di strumentalizzare il Vangelo, che invece nasce per liberare l’uomo. Superare la “santità della brava gente” è possibile solo attraverso la fiducia in Cristo e nella sua Parola. Che il Signore apra i nostri cuori alla sua novità.
Buona domenica.
Don Eric Oswald FANOU

