A cura di Don Eric Oswald FANOU
Circa due secoli fa, Karl Marx diceva della religione che essa è l’oppio dei popoli. Per quanto riguarda il cristianesimo cattolico, esiste un modo di vivere la fede che potrebbe davvero renderla un “oppio”, cadendo nell’incoerenza e nell’infedeltà alla religione stessa. Il Tommaso del Vangelo odierno non è certamente il discepolo di un cristianesimo che non si pone domande: il suo dubbio, aperto al dialogo sincero e umile, lo salva dall’illusione.
Nel brano odierno, Tommaso potrebbe non sembrare un “bravo” discepolo perché ha dubitato. Spesso, agli occhi di alcuni, appare “bravo” solo chi obbedisce senza porre domande o chi continua a fare “come si è sempre fatto”, accettando acriticamente le parole dei ministri. Molti partecipano alla Messa o usano i sacramentali (acqua benedetta, rami d’ulivo) e le immagini sacre senza coglierne il significato profondo. Vivere la fede in questo modo non aiuta a renderla intelligibile. Eppure, la ragione non si contrappone alla fede, e viceversa.
Nel Vangelo, Tommaso non mi pare l’unico dubbioso. Tutti erano ancora chiusi per paura, nonostante la testimonianza delle donne e del “discepolo amato” che “vide e credette”. La gioia degli apostoli scaturisce solo dopo aver visto le piaghe del Risorto. La testimonianza altrui, evidentemente, non era bastata nemmeno a loro, né bastò a Tommaso: forse per lui era una notizia “troppo bella per essere vera”, o forse la delusione era tale da rendergli impossibile crederci subito.
Tommaso emerge come una persona sincera e libera, che non si lascia trascinare dal “pensiero di gruppo”. Non fonda la propria vita solo sul “sentito dire”, ma desidera fare un’esperienza personale del Risorto. E Gesù gli viene incontro. Nonostante il dubbio, Tommaso non diventa ribelle e non si allontana dalla comunità; non impone la propria incertezza agli altri, ma rispetta la loro fede. È un uomo di buona volontà, assetato di verità. A lui Gesù mostra misericordia, offrendogli il fianco e le mani. Così, Tommaso passa immediatamente dal dubbio alla professione di fede. La misericordia lo ha risollevato, non condannato. Il «Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto» descrive uno stato di grazia, non è un rimprovero. In Tommaso, anche noi abbiamo “visto”. Che il Signore ci aiuti a portare al mondo la gioia di ciò che abbiamo incontrato.
Buona Domenica della Misericordia.

