Category Archives: Avvisi San Giorgio di Piano

Appuntamenti di Zona

Quaresima 2026

Pellegrinaggio Vicariale al Crocifisso di Pieve di Cento
Venerdì 20 febbraio
ore 20.30: confessioni –  ore 21.00: S. Messa

Stazioni Quaresimali
(programma per tutte: ore 20.30 Confessioni –  ore 21: S. Messa)
– Venerdì 27 febbraio: Gherghenzano
– Venerdì 06 marzo: Argelato
– Venerdì 13 marzo: S. Marino di Bentivoglio
– Venerdì 20 marzo: San Giorgio di Piano
– Venerdì 27 marzo: Casadio

Via Crucis in esterna
Mercoledì 25 marzo a San Giorgio di Piano

6ª Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)

Superare la giustizia dell’antica Alleanza

Mt 5,17-37

Prima di Gesù, i farisei e gli scribi erano le due istituzioni religiose che garantivano l’ortodossia della dottrina. All’epoca avevano, per il popolo d’Israele, un’autorità e un’autorevolezza incontestabili. Gesù nasce ed eredita questo tessuto sociale e religioso: non condanna o cancella, ma chiama ad aprirsi a un rapporto più autentico con Dio e con gli altri. È proprio così che si manifesta il Regno da Lui predicato.

Per essere giusti o santi (termini spesso intercambiabili nella Bibbia), bisognava seguire la via indicata dalla Legge secondo l’interpretazione di chi deteneva il potere religioso. Era questa la fede della gente. In questo contesto, Gesù afferma la necessità di superare la giustizia di scribi e farisei, aggiungendo di voler portare la Legge al suo compimento, alla sua piena maturazione. Così facendo, Egli rivela che la Legge antica è dinamica e che in Lui tale dinamismo raggiunge la sua meta definitiva.

Per i suoi contemporanei non era una posizione facile da accettare. Per noi oggi, a distanza di anni, i limiti morali dell’antica Alliance appaiono chiari, ma sempre resta difficile accogliere la novità di Cristo: a volte cerchiamo “altre rivoluzioni” o nuovi metodi, ma il Vangelo ci ricorda che per il Regno dei Cieli tutto è compiuto in Cristo. Non ci sarà un’altra verità capace di portare la Legge a compimento al di fuori di Lui.

Per essere uomini autentici, basta rispondere al comando dell’amore di Gesù e restarvi fedeli. I cambiamenti, anche nella Chiesa, che non sono conformi allo Spirito di Cristo portano alla deriva. La misura è Cristo, non le nostre fantasie interpretative usate per sostenere idee personali a scapito della Verità. Esiste sempre il rischio di strumentalizzare il Vangelo, che invece nasce per liberare l’uomo. Superare la “santità della brava gente” è possibile solo attraverso la fiducia in Cristo e nella sua Parola. Che il Signore apra i nostri cuori alla sua novità.

Buona domenica.

Don Eric Oswald FANOU

5a domenica T. ordinario A

Rimanere sale e luce

Mt 5,13-16

Nel Vangelo odierno, Gesù propone due immagini simboliche tratte dalla realtà domestica: il sale e la luce. Paragonando i suoi discepoli a questi elementi, Egli interroga la nostra identità: cosa ne sarà di noi se dovessero venire meno il sapore o la luminosità? Con l’aiuto del Signore, dobbiamo vigilare per rimanere sale e luce.

Dobbiamo essere onesti: il cristiano che non che non nota in sé stesso un cambiamento e non porta un cambiamento nel mondo manifesta il sintomo di un rapporto sterile con Cristo. Ma c’è una deriva ancora più grave: quando il cristiano, anziché essere sale che preserva, diventa autore di zizzania; quando anziché essere luce, si fa alleato di strutture di ingiustizia. In quel momento, non siamo solo “inutili”, ma diventiamo un ostacolo al Regno di Dio.

Gesù non parla a una folla sconosciuta, ma ai suoi discepoli. Non dice loro di “sforzarsi di diventare”, ma afferma ciò che sono: “Voi siete”. Questa identità nasce dalla comunione con Lui: il contatto con Gesù genera in noi una vita che non si corrompe e non conosce tenebre.

Tuttavia, il sale non dà sapore a sé stesso e la luce non brilla per sé. Il sale si scioglie per mantenere in vita ciò in cui viene posto; la luce si dona per rischiarare il cammino degli altri. Se invece usiamo la nostra posizione per dividere o per assecondare il male, tradiamo la nostra identità cristiana.

La prospettiva di oggi è dunque un invito alla vigilanza. Dobbiamo vegliare per non perdere il sapore trovato in Cristo. Finché il sale rimane sale, non mancherà di dare sapore; finché la luce rimane luce, non mancherà di illuminare.

Chiediamo al Signore la grazia di dimorare in Lui, per essere testimoni di verità e non complici dell’oscurità. Buona domenica.

Don Eric Oswald FANOU


4a domenica T.O/A

Beatitudini per l’oggi

Mt 5,1-12a

In questa domenica ricorre la 48ª Giornata per la Vita. Le Beatitudini che abbiamo ascoltato nel Vangelo odierno sono vie e consolazioni per la costruzione di un mondo bello; esse ci insegnano a costruire spazi per una vita beata.
Ascoltando le Beatitudini, potrebbe sembrare che sia beato chi subisce passivamente la sofferenza, o che arrendersi a una fatalità dolorosa sia il modo giusto per ricevere la grazia. Al contrario, esse non sono un’apologia del dolore, ma un incoraggiamento a compiere il bene. Sono un invito a perseverare con il Signore nella costruzione di un mondo in cui regnino l’armonia e la pace.
Compiere opere buone richiede sempre un “sacrificio”, inteso come sacrum facere (rendere sacro). Tuttavia, nel cercare di compiere il bene, ci si imbatte spesso nella violenza del male, ed è qui che la fede si fa testimonianza. Le cose sacre non sono solo atti straordinari, ma prima di tutto gesti ordinari che non danneggiano gli altri e non rattristano Dio. In questo senso, lavorare per mantenere la propria famiglia e riuscire a donare una parte a chi è nel bisogno significa vivere le Beatitudini. Infatti, coloro che non trattengono egoisticamente tutto per sé sono i veri “poveri in spirito”.
Potremmo quindi declinare diversamente le Beatitudini per l’oggi:
• Beati quelli che trovano nel Signore la loro consolazione.
• Beati quelli che non umiliano gli altri, ma ne rispettano la dignità umana.
• Beati quelli che non sono sostenitori dell’ingiustizia, né di quella segreta né di quella strutturale.
• Beati quelli che credono nella misericordia di Dio e vivono come peccatori salvati.
• Beati quelli che procurano gioia e sostegno a ogni vita vulnerabile (dal grembo materno alla vecchiaia).
• Beati quelli che, nel segreto, si impegnano per un mondo più giusto e armonioso.
• Beati quelli che sanno ancora contare sull’amore di Dio in qualsiasi situazione.
• Beati quelli che sono al servizio della cultura della vita.
• Beati…………..ecc.
Buona domenica. Don Eric Oswald FANOU

3a domenica T.O/A

La luce sorge a Cafàrnao

Mt 4,12-23

Tre momenti emergono dal Vangelo di questa domenica, dedicata alla Parola: Gesù lascia Nazaret per Cafàrnao, annuncia la necessità della conversione e, infine, chiama a sé i primi discepoli. La parola chiave che fa da ponte tra questi momenti è proprio la conversione: *è dalla conversione, infatti, che nascono i discepoli.*

Cafàrnao era una città “incrocio”, un centro di affari e scambi. Lì si incontravano genti diverse e, come in ogni luogo di mercato e grande assembramento, si poteva trovare di tutto: indifferenza, virtù, ma anche vizio. Gesù sceglie di iniziare la sua predicazione proprio da lì, un luogo che manifestava un estremo bisogno di luce e di cambiamento.

Spesso abbiniamo la conversione esclusivamente al concetto di male o di peccato: pensiamo che convertirsi significhi solo rinunciare a una via sbagliata per seguire Gesù. Questo è corretto, ma la conversione è molto di più. Non basta rinunciare al male per dirsi “convertiti”. Si può fuggire il male senza mai approdare a una vera conversione cristiana; a volte, un comportamento virtuoso è semplicemente il risultato di una buona educazione o di un’etica personale.
Convertirsi a Cristo, invece, significa accettare che Egli sia la nostra unica consolazione. Significa “sposare” il Suo stile di vita, il che richiede, a volte, il coraggio di abbandonare le proprie abitudini consolidate.

La conversione non consiste sempre nel lasciare ciò che è oggettivamente cattivo, ma nel fare meglio il bene, animati dallo Spirito di Cristo. Per i primi discepoli, pescare non era un peccato: era il loro lavoro, una cosa buona. Eppure, sono stati chiamati ad adottare un altro stile di vita, impregnato della Parola del Maestro.

L’unica vera nemica che ostacola la scelta di diventare discepoli è la paura. Chiediamo che, per intercessione della Beata Vergine Maria, la luce di Cristo vinca le tenebre costruite dalle nostre paure e ci renda liberi di seguirlo. Buona domenica.

Don Eric Oswald FANOU


2a domenica T. O./A

L’Agnello che abbatte i muri dell’Io

Gv 1,29-34

La liturgia di oggi ci pone davanti alla figura di Giovanni il Battista in un atteggiamento di totale umiltà. Giovanni non trattiene nessuno per sé; non usa il suo carisma per costruire un “personaggio” o per alimentare il proprio orgoglio. Il suo dito è puntato altrove: «Ecco l’agnello di Dio». Giovanni ci insegna che la vera missione del credente è diventare trasparenza: scomparire perché l’altro, il Cristo, possa emergere. Quando l’uomo decide che il proprio “Io” è l’unica misura del mondo, non c’è più spazio per l’altro. Da qui nascono le reti conflittuali, le guerre e le incomprensioni. Gesù, l’Agnello, viene a togliere proprio questo: l’isolamento superbo dell’uomo.

L’idea di sacrificare un agnello per la remissione dei peccati non era affatto una novità per il popolo eletto. La storia d’Israele è intrisa di questo simbolo: pensiamo ai sacrifici quotidiani nel tempio, all’agnello pasquale il cui sangue salvò gli ebrei in Egitto, o alle celebrazioni del Yom Kippur, il gran giorno del perdono. Per secoli, il popolo ha cercato la pace con Dio attraverso l’offerta di un animale. Giovanni definisce Gesù come colui che toglie «il peccato» del mondo. Notiamo bene: non dice “i peccati” al plurale, ma “il peccato” al singolare. Esiste infatti una “cupola”, una radice profonda che sovrasta tutte le nostre colpe individuali: è la maledizione del distacco da Dio, la ribellione originale che ha spezzato il ponte tra Creatore e creatura.

Per ristabilire la pace, il Figlio di Dio ha fatto una scelta sconcertante: ha rinunciato alla sua posizione di uguaglianza con il Padre. Mentre noi cerchiamo di scalare posizioni per dominare, Lui è sceso per abbracciare la nostra miseria. Gesù trasforma il sacrificio dell’agnello nel tempio in un gesto d’amore definitivo. Egli costruisce il ponte della riconciliazione non con la forza, ma versando il proprio sangue. È Lui la nostra pace perché è stato capace di dire “No” a sé stesso per dire “Sì” a noi. La pace non si costruisce quando tutti pretendono di avere ragione, ma quando qualcuno ha il coraggio di fare un passo indietro.
Oggi inizia la Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani. Questa coincidenza ci interroga profondamente. Perché siamo ancora divisi? Spesso le divisioni nelle nostre comunità e tra le confessioni cristiane non nascono da questioni teologiche, ma da problemi di leadership, di mancanza di umiltà, dal desiderio di prevalere. È difficile fare pace con un colpevole arrogante. Solo chi si riconosce malato accetta la cura. E noi, come cristiani, non godremo mai pienamente della riconciliazione di Cristo se non riconosciamo umilmente di esserci allontanati.

Giovanni il Battista riconosce la grandezza di Gesù; e Gesù, a sua volta, parlerà di Giovanni come del più grande tra i nati di donna. Questo è il segreto della comunione: saper apprezzare il bene nell’altro, non usare lenti che ingrandiscono solo i difetti. Chiediamo al Signore, per intercessione del Battista, la grazia di vergognarci delle nostre divisioni e il coraggio di abbassare le difese del nostro “Io”. Solo con l’umiltà potremo guarire le ferite del mondo e camminare insieme verso l’unico Agnello che ci salva. Amen.

Don Eric Oswald FANOU

"Prima i bambini"

48° Giornata per la Vita 2026

Appuntamenti vicariali

In occasione della  48a giornata per la vita – 1 febbraio 2026 “PRIMA I BAMBINI”

SAV Vicariato di Galliera propone…

Sabato 31 gennaio 2026 pomeriggio  | Pellegrinaggio al Santuario della B.V. di S. Luca (dettagli nel file allegato)

Domenica 1 febbraio 2026  | “Una primula per la vita” Tradizionale vendita delle primule davanti alle chiese del Vicariato

Domenica 8 febbraio 2026 – ore 16.30 Salone della Parrocchia di San Giorgio di Piano
“Come comunicare l’importanza di tutelare la vita nella società e nei nuovi media”
Relatore ROBERTO ZALAMBANI (Giornalista – Direttore responsabile del periodico “Amore Servizio Vita”)

Venerdì 13 febbraio 2026  -ore 20.45 – Sala Don Dante Bolelli – San Vincenzo di Galliera
La Compagnia della Girella presenta “UN GENIO IN FAMIGLIA”
spettacolo in memoria di Valter Brugiolo con estrazione della tradizionale Lotteria


Gennaio-marzo 2026

Benedizione alle famiglie

Su richiesta

La benedizione sarà portata su richiesta nel periodo da gennaio a marzo 2026.
La propria adesione può essere segnalata entro il 16 gennaio 2026, in segreteria parrocchiale, (tel 051.3548249 – da lun a ven ore 16/18) lasciando questi dati: cognome e nome sul campanello, indirizzo di casa, telefono.
In seguito, in tempo opportuno, saranno accordati il giorno e l’ora della visita.

3ª domenica di Avvento/A

La fede non rende immuni alla sofferenza

Mt 11,2-11

A cura di Don Eric Oswald FANOU

In questa domenica, chiamata Gaudete, il vangelo racconta un momento di sofferenza del grande profeta Giovanni Battista. In ciò che credeva sembra venire meno nel silenzio del carcere. Egli mandò a Gesù i propri discepoli per avere risposta ai propri dubbi. Gesù gli annuncia il compimento delle parole del profeta Isaia, poi invita Giovanni alla perseveranza nella fede in Lui: “Beato colui che non trova in me motivo di scandalo”. *La fede non rende immuni alla sofferenza, ma aiuta ad attraversare la sofferenza con serenità.*

Giovanni si era trovato in carcere dopo aver rimproverato Erode perché egli aveva preso Erodiade, la moglie del suo fratello Filippo. Il re, pure non volendo, finì per mancanza di umiltà per imprigionare il profeta, per chiudere la voce al vero. Come tanti di quelli che venivano fatti fuori solo perché alla loro presenza si scuoteva la coscienza.

Lo stesso Giovanni il Battista, radicale e austero nella propria vita al seguito del Signore, lo stesso la cui voce ha gridato nel deserto per annunciare il Messia potente che viene a liberare il popolo d’Israele da ogni tipo di schiavitù, si sente abbandonato in prigione. A questo punto, come succede anche a noi, gli sorgono dei dubbi. Ma ha un merito: non si lascia imprigionare dai suoi dubbi. Proprio dentro il buio del dubbio cerca, per mezzo dei suoi discepoli, di incontrare Gesù, cerca di aprire un dialogo.

E Gesù gli viene incontro, citando la profezia d’Isaia. Egli fa capire a Giovanni che le stesse Scritture da lui annunciate si sono compiute. E invita Giovanni il Battista a superare l’ostacolo (scandalo) per entrare nella nuova comprensione della figura del Messia. Le armi del Messia sono diverse da quelle di Erode, da quelle che spesso desidera il mondo. Il Messia è un agnello disarmato, che ci invita a diventare anche agnelli per Dio. Giovanni il Battista lo è rimasto sino alla morte cruenta.

Essere credenti o non credenti non protegge dal male, dal dolore. Ma c’è un modo cristiano di vivere le prove che fa rinascere la vita e dona gioia e serenità. Non si tratta di arrendersi, ma si tratta di sapersi mai abbandonati dal Signore.
Che il Signore ravvivi ancora la sua gioia nei nostri cuori.
Buona domenica.