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Solennità delle Quarant'Ore

GIORNATE EUCARISTICHE

20-22 marzo 2026

Venerdì 20 marzo
Ore 09.00 S. Messa ed esposizione – Turni di adorazione
Ore 15.00 Via Crucis in Chiesa
STAZIONE QUARESIMALE A S. GIORGIO di PIANO
Ore 20.15 Adorazione guidata e confessioni
Ore 21.00 S. Messa
Sabato 21 marzo
Ore 09.00 S. Messa ed esposizione – Turni di adorazione
Ore 15.00 Turni di adorazione delle classi di catechismo
Ore 18.00 S. Messa prefestiva
Domenica 22 marzo – V DI QUARESIMA
Ss. Messe in Chiesa: ore 08.00 – 10.00 – 11.30 – 18.00
Ore 10.00: S. Messa nell’Oratorio di S. Giuseppe (a cura del CIF)
Ore 15.00: Esposizione
Ore 16,55: Rosario
Ore 17.20: Vespro in canto, Benedizione solenne

2ª Domenica di Quaresima A

Morire per risorgere

A cura di Don Eric Oswald FANOU.

C’è un punto nel racconto della Trasfigurazione che può lasciare perplessi. Gesù ha elevato i discepoli alla contemplazione della sua gloria; essi hanno visto i grandi giusti del passato, Mosè ed Elia; hanno persino udito la voce del Padre sprigionarsi dalla nube. Eppure, il Vangelo ci dice che i discepoli «furono presi da grande timore». In un contesto di così tanta luce, sembrerebbe che la paura non debba trovare posto. Questa paura rivela la morte necessaria per vedere la gloria di Dio.

Nel brano di oggi, è Gesù a prendere l’iniziativa, conducendo Pietro, Giacomo e Giovanni sulla montagna. Tra Lui e loro c’era già un legame: un rapporto tra Maestro e discepoli fondato sulla fiducia. Essi non erano testimoni casuali, colpiti da un miracolo improvviso per convertirsi un istante dopo. La loro situazione è simile a quella di chi oggi inizia un percorso di iniziazione cristiana o prova simpatia per la fede: a tutti è chiesto di fare l’esperienza della “salita”, perché il Signore non smette mai di farsi conoscere. Ancora oggi, quella Voce risuona nei nostri cuori per invitarci ad ascoltare il Figlio amato.

Tuttavia, il vero nemico dell’ascolto è l’idea del pericolo, il timore che la Parola di Dio possa in qualche modo “danneggiarci” o toglierci qualcosa. Provare un timore gelante davanti alla gloria di Dio può sembrare incompatibile con la fede. Verrebbe da parlare di “stupore” o “meraviglia”, ma il testo greco usa proprio il termine phobia: paura.
Perché questa paura? Perché la paura evoca il pericolo, la perdita, la morte. E questo ci rivela una verità profonda: per vedere la gloria di Dio, i discepoli devono attraversare un’esperienza di morte. La salita con Gesù porta a morire all’”io padrone”, a quell’io che vuole il controllo totale della vita, per lasciar emergere l’”Io figlio di Dio” — un io che si abbandona al Padre con l’aiuto dello Spirito Santo.
Solo morendo alla nostra pretesa di gestire la luce, possiamo essere illuminati dalla Luce di Dio.
Buona domenica.

1a Domenica di quaresima A

Vulnerabilità, luogo della fiducia

A cura di Don Eric Oswald FANOU

Il Vangelo odierno mostra che la vulnerabilità è il luogo in cui si manifesta il grado della nostra fiducia in Dio. Nel deserto, essa si esprime in tre modi: la vulnerabilità del bisogno, la vulnerabilità dell’apparire e la vulnerabilità del potere. Gesù affronta queste fragilità perché è fiducioso nella Parola del Padre suo. Più è forte la convinzione interiore, più il tradimento e la caduta si allontanano.

Il contesto del deserto, dove avvengono le tentazioni, è molto significativo. Il deserto, più che uno spazio fisico, richiama l’austerità, la cecità e lo smarrimento; è il luogo dove sembra non esserci vita. Sperimentiamo il “deserto” ogni volta che la comunione in famiglia, in una squadra sportiva, tra colleghi o nella comunità ecclesiale si rompe o va in frantumi. Il deserto rende la vulnerabilità propizia alle tentazioni.

La tentazione ci fa pensare a un pericolo, a un passaggio verso la propria rovina. È per questo che nel Padre Nostro preghiamo: “Non abbandonarci alla tentazione”. La tentazione è però anche il momento in cui emerge la forza delle nostre convinzioni. Se la convinzione è poca, se manca la fiducia in ciò che si fa, la resistenza diventa debole. Ad esempio, sarà difficile partecipare regolarmente e con devozione all’Eucaristia per chi non vi sente la compassione e la presenza di Cristo; così come sarà difficile per uno studente impegnarsi se, oltre la fatica, non vede nell’istruzione un modo per crescere nella vita.

Nessuno sfugge alla tentazione, nemmeno il Figlio di Dio. Spesso esse colpiscono la nostra vulnerabilità nel bisogno, facendoci credere che ciò che conti sia solo il guadagno o la sicurezza materiale. Colpiscono la vulnerabilità dell’apparire, il desiderio di essere ben visti e di ottenere prestigio. Colpiscono, infine, la vulnerabilità del potere e della libertà, intesa come desiderio di dominare il mondo escludendo Dio.
Davanti alle tentazioni, Gesù — a differenza dei primi uomini — si ricorda della Parola del Padre. Egli non sceglie una via contro il Padre, ma esprime quanto la sua fiducia in Lui sia totale. È così che Gesù fa la differenza. Anche noi, specialmente in questa Quaresima, siamo invitati a fare la differenza, tornando a nutrire la nostra fiducia nella Sua Parola.
Buona domenica.

Quaresima 2026

Mercoledì delle Ceneri

e altri appuntamenti parrocchiali e vicariali

Mercoledì 18 febbraio 2026
Ore 09.00: S. Messa e imposizione delle Ceneri
Ore 16.45: Funzione per i bimbi e imposizione delle Ceneri
Ore 20.30: S. Messa e imposizione delle Ceneri
Altri appuntamenti parrocchiali
Via Crucis: tutti i venerdì ore 15.00 in chiesa
Via Crucis in esterna mercoledì 25 marzo
Esercizi spirituali parrocchiali: 15-22 marzo
Quarant’ore (Orazioni): 20-22 marzo

Pellegrinaggio Vicariale al Crocifisso di Pieve di Cento
Venerdì 20 febbraio
ore 20.30: confessioni –  ore 21.00: S. Messa

Stazioni Quaresimali
(programma per tutte: ore 20.30 Confessioni –  ore 21: S. Messa)
– Venerdì 27 febbraio: Gherghenzano
– Venerdì 06 marzo: Argelato
– Venerdì 13 marzo: S. Marino di Bentivoglio
– Venerdì 20 marzo: San Giorgio di Piano
– Venerdì 27 marzo: Casadio

 

2a domenica T. O./A

L’Agnello che abbatte i muri dell’Io

Gv 1,29-34

La liturgia di oggi ci pone davanti alla figura di Giovanni il Battista in un atteggiamento di totale umiltà. Giovanni non trattiene nessuno per sé; non usa il suo carisma per costruire un “personaggio” o per alimentare il proprio orgoglio. Il suo dito è puntato altrove: «Ecco l’agnello di Dio». Giovanni ci insegna che la vera missione del credente è diventare trasparenza: scomparire perché l’altro, il Cristo, possa emergere. Quando l’uomo decide che il proprio “Io” è l’unica misura del mondo, non c’è più spazio per l’altro. Da qui nascono le reti conflittuali, le guerre e le incomprensioni. Gesù, l’Agnello, viene a togliere proprio questo: l’isolamento superbo dell’uomo.

L’idea di sacrificare un agnello per la remissione dei peccati non era affatto una novità per il popolo eletto. La storia d’Israele è intrisa di questo simbolo: pensiamo ai sacrifici quotidiani nel tempio, all’agnello pasquale il cui sangue salvò gli ebrei in Egitto, o alle celebrazioni del Yom Kippur, il gran giorno del perdono. Per secoli, il popolo ha cercato la pace con Dio attraverso l’offerta di un animale. Giovanni definisce Gesù come colui che toglie «il peccato» del mondo. Notiamo bene: non dice “i peccati” al plurale, ma “il peccato” al singolare. Esiste infatti una “cupola”, una radice profonda che sovrasta tutte le nostre colpe individuali: è la maledizione del distacco da Dio, la ribellione originale che ha spezzato il ponte tra Creatore e creatura.

Per ristabilire la pace, il Figlio di Dio ha fatto una scelta sconcertante: ha rinunciato alla sua posizione di uguaglianza con il Padre. Mentre noi cerchiamo di scalare posizioni per dominare, Lui è sceso per abbracciare la nostra miseria. Gesù trasforma il sacrificio dell’agnello nel tempio in un gesto d’amore definitivo. Egli costruisce il ponte della riconciliazione non con la forza, ma versando il proprio sangue. È Lui la nostra pace perché è stato capace di dire “No” a sé stesso per dire “Sì” a noi. La pace non si costruisce quando tutti pretendono di avere ragione, ma quando qualcuno ha il coraggio di fare un passo indietro.
Oggi inizia la Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani. Questa coincidenza ci interroga profondamente. Perché siamo ancora divisi? Spesso le divisioni nelle nostre comunità e tra le confessioni cristiane non nascono da questioni teologiche, ma da problemi di leadership, di mancanza di umiltà, dal desiderio di prevalere. È difficile fare pace con un colpevole arrogante. Solo chi si riconosce malato accetta la cura. E noi, come cristiani, non godremo mai pienamente della riconciliazione di Cristo se non riconosciamo umilmente di esserci allontanati.

Giovanni il Battista riconosce la grandezza di Gesù; e Gesù, a sua volta, parlerà di Giovanni come del più grande tra i nati di donna. Questo è il segreto della comunione: saper apprezzare il bene nell’altro, non usare lenti che ingrandiscono solo i difetti. Chiediamo al Signore, per intercessione del Battista, la grazia di vergognarci delle nostre divisioni e il coraggio di abbassare le difese del nostro “Io”. Solo con l’umiltà potremo guarire le ferite del mondo e camminare insieme verso l’unico Agnello che ci salva. Amen.

Don Eric Oswald FANOU

Sabato 25 ottobre 2025

Il “fine vita” tra terapia del dolore e suicidio assistito

Seminario di Studi

Seminario di studio

25 Ottobre 2025, 9.00 – 13.30

Bologna, Via Riva di Reno 55

Organizzato da Fondazione IPSSER in collaborazione con Associazione Insieme per Cristina e Istituto Culturale Veritatis Splendor

Con il patrocinio della Chiesa di Bologna, dell’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri della Provincia di Bologna e dell’Ordine degli Psicologi dell’Emilia Romagna

L’OASER (Ordine degli Assistenti Sociali della regione Emilia Romagna) ha accreditato l’evento con 4 crediti formativi (solo per gli assistenti sociali iscritti all’Ordine dell’Emilia Romagna)

 

Il programma completo nel

Sito di riferimento

Dal 26 al 29 Settembre 2025

Sagra di San Luigi Gonzaga

San Giorgio di Piano

Celebrazioni
Spettacoli musicali
Intrattenimento
Stand gastronomici (ristorante, fritti e senza glutine)
Incontri
Mostre
Pesca di beneficenza
Espositori

In allegato

  • Manifesto
  • Libretto della festa con il programma completo

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XXV Domenica tempo ordinario /C

Dall’abuso di fiducia alla saggezza

Lc 16,1-13

A cura di don Eric Oswald Fanou

Nel Vangelo di questa domenica, la parabola dell’amministratore disonesto, tratta dal Vangelo di Luca (16,1-13), è una delle lezioni più sconcertanti di Gesù. Non loda la disonestà, ma ci invita a riflettere sulla natura della fiducia, sulla gestione delle nostre vite e sulla nostra lungimiranza di fronte all’eternità. La parabola è una storia di tradimento, ma anche un appello all’azione.

L’uomo ricco aveva affidato l’amministrazione dei suoi beni a un gestore che ha abusato della sua posizione. I reclami dei debitori, che forse si erano trovati di fronte a un aumento dei prezzi per il profitto dell’amministratore, rivelano una profonda ingiustizia. Non si tratta solo di un furto, ma di un tradimento della fiducia del padrone e di un allontanamento dei clienti.

Questa situazione ci interpella direttamente. Nella nostra vita, Dio ci ha affidato un’immensa ricchezza: la nostra esistenza, il nostro tempo, i nostri talenti e tutte le nostre risorse. Il più grande tradimento della fiducia nei confronti del Signore è gestire questa vita come se ci appartenesse, come se fossimo i nostri “padroni”. Un’eccessiva preoccupazione per sé stessi, che dimentica di rendere grazie, è un abuso di questa fiducia divina. Siamo amministratori, non proprietari.

Quando l’amministratore viene denunciato, la sua reazione è sorprendente: non fugge, agisce. Usa il suo potere residuo per farsi degli amici annullando una parte dei debiti del suo padrone. È la saggezza di questo gesto che viene lodata dall’uomo ricco, e non la sua disonestà. L’amministratore ha capito che la sua posizione era temporanea. Ha agito con una determinazione e un’urgenza che forse non avrebbe avuto se avesse creduto che il suo potere fosse eterno.

L’amministratore ha compreso di essere un “povero amministratore” la cui gestione poteva essergli tolta in qualsiasi momento. Ha quindi usato le ricchezze passeggere per prepararsi un futuro. La lezione è chiara: se un uomo senza fede è capace di tanta lungimiranza per il suo futuro terreno, quanto più non dovremmo noi dimostrare la stessa saggezza per il nostro futuro spirituale?

Gesù ci esorta a farci amici con le “ricchezze ingiuste” o “il denaro corrotto”. Il Signore non ci invita a essere disonesti, ma a usare i beni di questo mondo — il nostro tempo, i nostri soldi, le nostre competenze — per opere di bene e di carità. Gli amici che ci facciamo aiutando i poveri, gli emarginati o dimostrando misericordia, sono quelli che, quando la nostra vita terrena giungerà al termine, potranno accoglierci nel Regno eterno.

Infine, la parabola ci ricorda che tutto ci è affidato da Dio. L’unica gestione veramente saggia è quella che riconosce la natura effimera di questo mondo e che orienta tutte le nostre azioni verso l’eterno. Dobbiamo essere amministratori fedeli e saggi, non per il nostro tornaconto, ma per servire il Signore e i nostri fratelli, poiché è così che costruiamo il nostro posto nella casa del Padre. Che Egli ce ne dia la forza. Amen.