Category Archives: Parrocchia di S. Giorgio di Piano

2a Domenica dopo Natale

Gesti di luce in un mondo ferito

Gv 1,1-18

A cura di Don Eric Oswald FANOU

Oggi, in molti paesi del mondo, si celebra l’Epifania, che qui in Italia festeggeremo il 6 gennaio. La liturgia di questa seconda domenica dopo Natale ci ripropone il Prologo di Giovanni, che abbiamo già ascoltato pochi giorni fa, nel giorno di Natale. Tutto, nel Prologo, ruota attorno al Verbo di Dio, il Logos eterno, l’unica Parola che è vita e luce del mondo. È l’unica Parola senza la quale il mondo non potrebbe sussistere. *Ogni gesto e ogni parola che dà senso al vivere è un’occasione offerta al Verbo per manifestarsi ancora nel mondo.*

La Parola, il Verbo all’origine di tutto, è bontà sussistente. Dio non dice il male, altrimenti non sarebbe più Dio; Egli dice solo il bene. Ed è proprio il Verbo la Sua benedizione ( dire bene) per il mondo. Oggi il nostro mondo è teatro di troppe scene di desolazione e tristezza: guerre ovunque, nazioni contro nazioni, concittadini contro concittadini, fratelli contro fratelli. Assistiamo alla corsa al potere assoluto, ad attacchi mortali improvvisi nelle strade e a tragedie, come quella di Crans-Montana in Svizzera.
Tutto sembra dare l’impressione che il mondo sia maledetto e che venire al mondo significhi solo andare incontro ai guai. Ma non è così.

La Parola pronunciata dal Creatore è interamente bontà. Il Vangelo sottolinea che senza questa bontà nulla è stato fatto di ciò che esiste. L’incarnazione del Verbo e la sua dimora in mezzo a noi hanno mostrato quanto sia profondo l’amore con cui la Parola (Figlio di Dio) si dona a noi. Anche Dio soffre per il male creato da una libertà senza limiti; quella libertà che ha voluto costruire il proprio palazzo senza la Parola che dona armonia a tutto. Dio soffre quando l’uomo è sotto il giogo della maledizione che si è inflitto da solo. Ma la Sua Luce continua a brillare nel buio per ricordarci che è sempre possibile seguire il chiarore che riporta all’armonia delle origini.

Anzi, anche noi è dato persino di riflettere nel mondo questa luce che dona vita. Lo facciamo attraverso quei gesti semplici che uniscono invece di dividere; attraverso quegli sguardi che danno valore all’altro invece di disprezzarlo o giudicarlo; attraverso quelle parole che spengono la violenza e che guariscono invece di uccidere. La Parola di Dio, la luce, non si riflette nelle chiacchiere: quelle chiacchiere che restano nell’ombra, che non possono venire alla luce perché esse portano semi e veleni di morte.

Amore e bontà, ecco ciò che ci è stato rivelato nel Figlio di Dio: noi ci gloriamo di essere suoi seguaci. Chiediamo che Egli ci dia la forza di essere la Sua benedizione per gli uni e gli altri, per il mondo intero. Amen. Buona domenica.

1 gennaio 2026

Maria, Madre di Dio: Onore alla maternità

Lc 2,16-21

A cura di Don Eric Oswald FANOU

Oggi la Chiesa celebra la solennità di Maria Santissima Madre di Dio. In questo giorno di Capodanno ricorre anche la 59ª Giornata Mondiale della Pace. Il Vangelo proposto per questa festa narra l’entusiasmo dei pastori dopo aver ricevuto il lieto annuncio dell’angelo. Una notizia, per loro, quasi troppo bella per essere vera; eppure non sono rimasti delusi. Il brano evangelico termina con il racconto della circoncisione e dell’imposizione del nome al fanciullo. Tutto attesta la maternità di Maria, che la Chiesa onora ricordandoci di onorare, ogni maternità.

Nella narrazione di Luca sulla nascita di Gesù, ascoltiamo oggi un brano che conferma come Maria abbia realmente partorito: è diventata Madre. A sostegno di questa notizia, l’evangelista racconta la gioia dei pastori che videro tutto esattamente come era stato loro annunciato. Maria è diventata anche lei Madre per via naturale; nella festa odierna, onoriamo dunque anche la maternità in sé.

Dio non ha scelto un modo straordinario o astratto per la nascita di Suo Figlio, l’Eterno Generato, ma ha scelto la cooperazione di una donna: Maria. Compiendo questa scelta, Egli non ha imboccato una “via necessaria”, ma la via più “conveniente” (come direbbe San Tommaso d’Aquino). Ha scelto il parto di una donna come la via più consona per la venuta al mondo del Verbo eterno. In Maria, tutta l’umanità è stata onorata e chiamata a cooperare all’opera della redenzione.

Una nascita è sempre frutto di una cooperazione tra Dio e l’umano. Celebrando la maternità della Beata Vergine Maria, la Chiesa ci ricorda di onorare non solo Colei che si è resa disponibile alla redenzione, ma anche coloro attraverso i quali siamo stati generati alla vita. I nostri genitori, e tutti coloro che esercitano nei nostri confronti una funzione materna, meritano di essere onorati. La loro disponibilità è stata fondamentale per farci venire alla luce. Non è un caso che Dio stesso ne faccia un comandamento: “Onora tuo padre e tua madre”. Questa parola divina non dice di onorare i genitori solo quando sono “bravi”. Anzi, a questo comandamento è legata una benedizione particolare. Non perdiamo queste benedizioni per nessun motivo, specialmente quando la vecchiaia o la fragilità rendono i genitori più bisognosi della nostra presenza e premura.

Anche i figli della Beata Vergine Maria sanno onorarLa non solo con le “Ave Maria”, ma con l’impegno di essere membra che evitino alla Chiesa e al mondo ferite, tristezze e vergogna, cercando invece di curare le piaghe della divisione del Corpo di Cristo e le piaghe dell’umanità. Nessuna madre è felice quando i suoi figli sono divisi; nessuna madre è felice quando i figli non si riconoscono più come fratelli e non si salutano. Nessuna madre è felice quando regna lo spirito di sospetto o quando anche uno solo dei figli non è sereno. Di queste cose soffre la Chiesa, soffrono le nostre famiglie e soffre la Beata Vergine Maria, che non smette mai di intercedere per noi.

Auguri di Buon Anno!

Santa Famiglia 2025

Essere famiglia

Mt 2,13-15.19-23

A cura di Don Eric Oswald FANOU

Oggi festeggiamo la Santa Famiglia: Gesù, Giuseppe e Maria. Il brano evangelico ci narra la fuga in Egitto e il successivo ritorno, fino allo stabilimento definitivo a Nazaret. Guardando a loro, si potrebbe quasi dire che sia stata una famiglia “sfortunata”, segnata da precarietà e pericoli. Eppure, essa ci offre un modello altissimo di responsabilità e di affidamento nel Signore. Ci insegna che non è solo la funzione biologica o naturale a farci diventare genitori, o a costituirci come famiglia; lo si diventa davvero assumendosi ogni giorno il ruolo e la responsabilità educativa e affettiva.

Fin dal concepimento, Gesù è stato motivo di grande preoccupazione per Maria e Giuseppe. La coppia ha persino rischiato la separazione, evitata solo grazie all’intervento della grazia di Dio. Al momento della sua nascita — come accadeva a tanti bambini allora e oggi — non c’era un posto adeguato per Lui. Eppure, quei genitori hanno dato il meglio di ciò che avevano. Avvertiti in sogno, sono partiti per cercare asilo in terra africana, in Egitto. Anche se allora non c’erano le barriere alle frontiere che vediamo oggi, hanno vissuto il tormento di dover lasciare in fretta la propria casa, la propria cultura e il proprio Paese, sperimentando la dura condizione di rifugiati. Anche al momento del rientro, hanno dovuto cambiare traiettoria per paura del successore di Erode, stabilendosi infine a Nazaret.

Questo è stato l’inizio di una storia che porterà questi genitori fin sotto la croce di Gesù, quando Egli sarà abbandonato dagli amici più cari e morirà giovane a causa della cattiveria umana. Apparentemente, per la Santa Famiglia le cose non sono “andate bene”. Eppure, proprio qui comprendiamo cos’è una famiglia: un legame che veglia sulla vita vulnerabile che gli è stata affidata.
La famiglia chiama a rischiare la propria serenità e ad accettare il sacrificio che ogni vita richiede. Non si appartiene a una famiglia solo per ricevere, ma anche per dare. È “di famiglia” colui che resta presente quando tutto va male, per consolare e risollevare. Essere famiglia significa sostenere il membro più vulnerabile: un membro fragile, un malato, chi attraversa difficoltà economiche o gli anziani.

Ma c’è un altro aspetto vitale: la famiglia è il luogo dove si impara l’arte del perdono. Non esiste famiglia perfetta perché non esistono persone perfette. Essere famiglia significa avere il coraggio di chiedere scusa e la generosità di donare il perdono. Senza il perdono, le ferite diventano muri; con il perdono, esse diventano feritoie da cui riparte l’amore. È il perdono reciproco che permette a una casa di non crollare sotto il peso delle incomprensioni.

Oggi preghiamo per tutti i figli, poiché non tutti hanno la fortuna di avere una famiglia unita o genitori solidi per affrontare le sfide della vita. Chiediamo che ogni famiglia in difficoltà possa diventare, sull’esempio di quella di Nazaret, un luogo di crescita serena, di misericordia e un rifugio sicuro per i propri membri. E preghiamo affinché la nostra Chiesa diventi sempre più, essa stessa, una vera famiglia. Buona festa.

Natale 2025

Il Dio presso di noi

Gv 1,1-18

A cura di Don Eric Oswald FANOU

La liturgia della terza messa di questo Natale ci invita a meditare il Prologo del Vangelo secondo Giovanni. Il bimbo nato nella mangiatoia di Betlemme è l’incarnazione del Verbo eterno di Dio e la sua piena rivelazione. In Lui, il Dio invisibile — fino ad allora solo immaginato o pensato — è divenuto visibile, rendendo manifesto l’amore del Verbo eterno.

Da sempre l’umanità, nel credere in un Creatore, si è fatta delle immagini di Dio. I filosofi lo hanno concepito come l’«Immutabile» che muove ogni cosa; i Giudei lo pensavano come un essere potente, un guerriero pronto a punire i ribelli. Immaginavano un Dio che non era possibile avvicinare, nemmeno nel Santuario: infatti, solo il Sommo Sacerdote poteva, una volta all’anno, accedere al Santo dei Santi. Per altri ancora oggi Dio rimane confinato nella sfera del misticismo, conoscibile solo attraverso i racconti di chi ha avuto visioni private.

È in questo contesto di convinzioni diverse e spesso opposte che il cristiano afferma l’inaudito: l’invisibile Dio è visibile in un bambino, il Cristo. Egli non è il Dio Padre, ma in Lui non manca nulla della divinità; Egli dice tutto di Dio perché è il Verbo, l’Icona perfetta del Padre.
Credendo in questo, un cristiano non può più vivere nutrendo l’idea di un Dio distante o immaginario. Il nostro Dio ha abbattuto ogni muro di separazione. In Cristo, è diventato il «Dio con noi», presente accanto a noi per consolarci nelle fatiche e nei sacrifici. Egli cammina al nostro fianco per rendere il nostro viaggio meno pesante. Impariamo a conoscerlo davvero.

Che la sua grazia ci liberi da ogni concezione di un Dio che allontana, per abbracciare Colui che attira a sé con amore.
Buon Natale!

4a domenica di Avvento/A

L’angelo che salva vita

Mt 1,18-24

A cura di Don Eric Oswald FANOU

Il Vangelo di quest’ultima domenica prima di Natale racconta un evento gioioso per la nostra salvezza, ma dolorosamente imbarazzante per il modo in cui è accaduto. La Vergine Maria rimane incinta senza aver conosciuto Giuseppe, suo futuro sposo. Davanti a questo sospetto di tradimento, il “Giusto” Giuseppe decide di ripudiare Maria, e lo avrebbe fatto se non ci fosse stato l’intervento dell’angelo, cioè un intervento divino. Piacque a Dio che aumentassero gli angeli che salvano la vita.

La gravidanza di Maria prima del matrimonio era, in quel momento, un imprevisto drammatico. Nessuna donna poteva desiderare una gravidanza del genere. Anche in un tradimento vero ci si augura che non sfoci in una gravidanza; e quando purtroppo capita, disfa famiglie e crea tanto dolore. Nel caso di Maria, lei rischiava la lapidazione. Nella migliore delle ipotesi, anche un uomo santo come Giuseppe aveva deciso di rompere con lei e di lasciarla nella vergogna della sua situazione. Nessuna spiegazione avrebbe potuto salvarla da quella triste condizione. Giuseppe, almeno secondo il brano evangelico, non sembra essere stato convinto dal racconto della sua fidanzata.

Per fortuna intervenne l’Angelo di Dio. È chiaro che situazioni del genere non si risolvono senza il ricorso alla Grazia di Dio; sono troppo difficili da accettare per noi senza di essa. L’angelo non ha salvato solo la vita di Maria e del bimbo concepito, ma anche la vita dello stesso Giuseppe. Non si sa dove lo avrebbe potuto condurre un dispiacere del genere, come avrebbe vissuto, o in quale depressione lo avrebbe trascinato una delusione amorosa simile. Anche per lui l’angelo è stato una salvezza.

Di angeli che salvano la vita ce ne sono ancora. Penso a tutti coloro che aiutano le persone con gravidanze indesiderate a scegliere di custodire la vita; penso alle donne che hanno subito violenze eppure accettano di curare una vita che scaturisce dalla violenza più terribile; penso a quelli che, contro il parere medico, rifiutano di uccidere il frutto del loro grembo. Sono angeli del nostro tempo: quelli che non fanno pesare il senso di colpa agli altri, ma li affiancano perché riprendano la retta via; sono angeli quelli che mettono a rischio il proprio benessere per soccorrere gli imprevisti che scombussolano la vita degli altri; sono angeli coloro che sanno contare sulla Grazia di Dio per uscire dal fango della vita.
Voglia il Signore che possiamo diventare angeli capaci di prenderci cura della vita. Buona domenica.

3ª domenica di Avvento/A

La fede non rende immuni alla sofferenza

Mt 11,2-11

A cura di Don Eric Oswald FANOU

In questa domenica, chiamata Gaudete, il vangelo racconta un momento di sofferenza del grande profeta Giovanni Battista. In ciò che credeva sembra venire meno nel silenzio del carcere. Egli mandò a Gesù i propri discepoli per avere risposta ai propri dubbi. Gesù gli annuncia il compimento delle parole del profeta Isaia, poi invita Giovanni alla perseveranza nella fede in Lui: “Beato colui che non trova in me motivo di scandalo”. *La fede non rende immuni alla sofferenza, ma aiuta ad attraversare la sofferenza con serenità.*

Giovanni si era trovato in carcere dopo aver rimproverato Erode perché egli aveva preso Erodiade, la moglie del suo fratello Filippo. Il re, pure non volendo, finì per mancanza di umiltà per imprigionare il profeta, per chiudere la voce al vero. Come tanti di quelli che venivano fatti fuori solo perché alla loro presenza si scuoteva la coscienza.

Lo stesso Giovanni il Battista, radicale e austero nella propria vita al seguito del Signore, lo stesso la cui voce ha gridato nel deserto per annunciare il Messia potente che viene a liberare il popolo d’Israele da ogni tipo di schiavitù, si sente abbandonato in prigione. A questo punto, come succede anche a noi, gli sorgono dei dubbi. Ma ha un merito: non si lascia imprigionare dai suoi dubbi. Proprio dentro il buio del dubbio cerca, per mezzo dei suoi discepoli, di incontrare Gesù, cerca di aprire un dialogo.

E Gesù gli viene incontro, citando la profezia d’Isaia. Egli fa capire a Giovanni che le stesse Scritture da lui annunciate si sono compiute. E invita Giovanni il Battista a superare l’ostacolo (scandalo) per entrare nella nuova comprensione della figura del Messia. Le armi del Messia sono diverse da quelle di Erode, da quelle che spesso desidera il mondo. Il Messia è un agnello disarmato, che ci invita a diventare anche agnelli per Dio. Giovanni il Battista lo è rimasto sino alla morte cruenta.

Essere credenti o non credenti non protegge dal male, dal dolore. Ma c’è un modo cristiano di vivere le prove che fa rinascere la vita e dona gioia e serenità. Non si tratta di arrendersi, ma si tratta di sapersi mai abbandonati dal Signore.
Che il Signore ravvivi ancora la sua gioia nei nostri cuori.
Buona domenica.


La Piccola Compagnia dei Timidi di San Giorgio presenta...

L’Elisir

Sabato 20 dicembre ore 20.30

 

Commedia in 2 atti ambientata nel 1494 tra San Giorgio di Piano e Bologna

Prima sabato 20 dicembre ore 20.30 presso la Sala Giulietta Masina di San Giorgio di Piano

Replica Domenica 18 gennaio ore 20.30 presso il Teatro parrocchiale di Mascarino