A cura di don Eric Oswald Fanou
Nel Vangelo di questa festa, Gesù si reca al Giordano presso Giovanni Battista per ricevere il battesimo. Davanti alla resistenza del profeta, che chiedeva con umiltà un rovesciamento dei ruoli, Gesù lo invita a lasciare che il progetto di Dio si compia, ovvero ad “adempiere ogni giustizia”. Gesù si mette in fila con i peccatori per essere battezzato: in quel momento, il Padre approva e rivela il proprio Figlio al mondo presente al Giordano. Il battesimo è, dunque, un sacramento di comunione.
Molti accorrevano al Giordano colpiti dalla predica di Giovanni, che invitava alla conversione per l’imminente venuta del Messia. La gente manifestava così la decisione di cambiare vita; tra loro vi erano soprattutto peccatori pubblici e autorità religiose corrotte. Tutti coloro che si riconoscevano colpevoli di azioni che allontanano da Dio, colpiti dalle parole di Giovanni, si recavano da lui. Si trattava di una scelta libera e consapevole, non di un rito prescritto dalla legge per la semplice appartenenza a un popolo. Se così fosse stato, avremmo notato al Giordano anche Maria, Giuseppe, Zaccaria, Elisabetta e altre persone pie. Era, invece, una scelta di coscienza.
Gesù, pur non avendo alcun peccato, entra nella stessa fila dei peccatori. Giovanni, conoscendone la santità, avrebbe voluto separarlo dal gruppo per rendergli l’onore dovuto, ma non era questo il progetto di Dio. Non avrebbero compiuto ogni giustizia. Quante volte, nei nostri rapporti, la ricerca dell’onore e il culto della persona prevalgono su ciò che è giusto! Al contrario, al Giordano Gesù attesta la vicinanza di Dio a tutti coloro che il mondo ha già condannato e a chi si sente escluso dalla santità. Il Signore non si vergogna di vivere gomito a gomito con i peccatori. Noi spesso sì.
Nel battesimo cadono tutte le barriere: la separazione tra Dio e l’uomo, tra sacro e profano, tra santi e peccatori, tra poveri e ricchi. È Gesù stesso a prendere l’iniziativa di andare incontro alla debolezza umana, non per condannare, ma per manifestare la compassione di Dio e mostrare la strada per compiere ogni giustizia. Dio è giusto e misericordioso quando recupera ciò che gli appartiene, a costo di umiliarsi fino a prendere la condizione umana. L’uomo, dal canto suo, è giusto quando ritorna al Padre, suo Creatore; quando non rovina sé stesso e accetta di restare nel “contratto d’amore” che il Creatore ha impresso in lui. L’uomo è giusto quando si consegna al Padre e gli promette docilità filiale.
Ecco il significato del battesimo di Gesù: Egli non confessa un peccato, ma riafferma la sua totale docilità al Padre e la sua comunione al Suo progetto. Il battesimo non è solo rinuncia al male, ma è anche confessione di fede nella Trinità e nella Chiesa. Qui si comprende la gioia del Padre che, come ogni genitore, è felice di avere un “figlio bravo” che ha accettato la solidarietà con l’umanità per riportarla nell’amore divino.
Dal battesimo nasce un unico popolo solidale a Cristo: nasce la Chiesa, il Suo Corpo. Per questo, ogni divisione tra cristiani o all’interno delle comunità parrocchiali rappresenta una ferita profonda. Il battesimo è sacramento di comunione, non di separazione. Le divisioni esistono perché la nostra consegna a Cristo è ancora debole e perché spesso lasciamo che prevalgano le logiche di separazione che ci propone il mondo.
Chiediamo, per intercessione della Beata Vergine Maria, di lasciarci guidare dallo Spirito di comunione.
Buona festa del Battesimo del Signore.