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"Prima i bambini"

48° Giornata per la Vita 2026

Appuntamenti vicariali

In occasione della  48a giornata per la vita – 1 febbraio 2026 “PRIMA I BAMBINI”

SAV Vicariato di Galliera propone…

Sabato 31 gennaio 2026 pomeriggio  | Pellegrinaggio al Santuario della B.V. di S. Luca (dettagli nel file allegato)

Domenica 1 febbraio 2026  | “Una primula per la vita” Tradizionale vendita delle primule davanti alle chiese del Vicariato

Domenica 8 febbraio 2026 – ore 16.30 Salone della Parrocchia di San Giorgio di Piano
“Come comunicare l’importanza di tutelare la vita nella società e nei nuovi media”
Relatore ROBERTO ZALAMBANI (Giornalista – Direttore responsabile del periodico “Amore Servizio Vita”)

Venerdì 13 febbraio 2026  -ore 20.45 – Sala Don Dante Bolelli – San Vincenzo di Galliera
La Compagnia della Girella presenta “UN GENIO IN FAMIGLIA”
spettacolo in memoria di Valter Brugiolo con estrazione della tradizionale Lotteria


Battesimo del Signore 2026

Battesimo, sacramento di comunione

Mt 3,13-17

A cura di don Eric Oswald Fanou

Nel Vangelo di questa festa, Gesù si reca al Giordano presso Giovanni Battista per ricevere il battesimo. Davanti alla resistenza del profeta, che chiedeva con umiltà un rovesciamento dei ruoli, Gesù lo invita a lasciare che il progetto di Dio si compia, ovvero ad “adempiere ogni giustizia”. Gesù si mette in fila con i peccatori per essere battezzato: in quel momento, il Padre approva e rivela il proprio Figlio al mondo presente al Giordano. Il battesimo è, dunque, un sacramento di comunione.

Molti accorrevano al Giordano colpiti dalla predica di Giovanni, che invitava alla conversione per l’imminente venuta del Messia. La gente manifestava così la decisione di cambiare vita; tra loro vi erano soprattutto peccatori pubblici e autorità religiose corrotte. Tutti coloro che si riconoscevano colpevoli di azioni che allontanano da Dio, colpiti dalle parole di Giovanni, si recavano da lui. Si trattava di una scelta libera e consapevole, non di un rito prescritto dalla legge per la semplice appartenenza a un popolo. Se così fosse stato, avremmo notato al Giordano anche Maria, Giuseppe, Zaccaria, Elisabetta e altre persone pie. Era, invece, una scelta di coscienza.

Gesù, pur non avendo alcun peccato, entra nella stessa fila dei peccatori. Giovanni, conoscendone la santità, avrebbe voluto separarlo dal gruppo per rendergli l’onore dovuto, ma non era questo il progetto di Dio. Non avrebbero compiuto ogni giustizia. Quante volte, nei nostri rapporti, la ricerca dell’onore e il culto della persona prevalgono su ciò che è giusto! Al contrario, al Giordano Gesù attesta la vicinanza di Dio a tutti coloro che il mondo ha già condannato e a chi si sente escluso dalla santità. Il Signore non si vergogna di vivere gomito a gomito con i peccatori. Noi spesso sì.

Nel battesimo cadono tutte le barriere: la separazione tra Dio e l’uomo, tra sacro e profano, tra santi e peccatori, tra poveri e ricchi. È Gesù stesso a prendere l’iniziativa di andare incontro alla debolezza umana, non per condannare, ma per manifestare la compassione di Dio e mostrare la strada per compiere ogni giustizia. Dio è giusto e misericordioso quando recupera ciò che gli appartiene, a costo di umiliarsi fino a prendere la condizione umana. L’uomo, dal canto suo, è giusto quando ritorna al Padre, suo Creatore; quando non rovina sé stesso e accetta di restare nel “contratto d’amore” che il Creatore ha impresso in lui. L’uomo è giusto quando si consegna al Padre e gli promette docilità filiale.

Ecco il significato del battesimo di Gesù: Egli non confessa un peccato, ma riafferma la sua totale docilità al Padre e la sua comunione al Suo progetto. Il battesimo non è solo rinuncia al male, ma è anche confessione di fede nella Trinità e nella Chiesa. Qui si comprende la gioia del Padre che, come ogni genitore, è felice di avere un “figlio bravo” che ha accettato la solidarietà con l’umanità per riportarla nell’amore divino.

Dal battesimo nasce un unico popolo solidale a Cristo: nasce la Chiesa, il Suo Corpo. Per questo, ogni divisione tra cristiani o all’interno delle comunità parrocchiali rappresenta una ferita profonda. Il battesimo è sacramento di comunione, non di separazione. Le divisioni esistono perché la nostra consegna a Cristo è ancora debole e perché spesso lasciamo che prevalgano le logiche di separazione che ci propone il mondo.

Chiediamo, per intercessione della Beata Vergine Maria, di lasciarci guidare dallo Spirito di comunione.
Buona festa del Battesimo del Signore.

Gennaio-marzo 2026

Benedizione alle famiglie

Su richiesta

La benedizione sarà portata su richiesta nel periodo da gennaio a marzo 2026.
La propria adesione può essere segnalata entro il 16 gennaio 2026, in segreteria parrocchiale, (tel 051.3548249 – da lun a ven ore 16/18) lasciando questi dati: cognome e nome sul campanello, indirizzo di casa, telefono.
In seguito, in tempo opportuno, saranno accordati il giorno e l’ora della visita.

6 Gennaio 2026

L’Epifania del Bene: cuori che creano ponti

Mt 2,1-12

A cura di Don Eric Oswald FANOU

Oggi in Italia si celebra l’Epifania del Signore. Nel Vangelo di questa solennità, i Magi, guidati da una stella, si recano alla culla del divino Bimbo per adorarlo. Udita la notizia, Erode, turbato dalla nascita di un nuovo re, chiede e ottiene conferma dai suoi dotti, esperti nelle Scritture. Infine, avvertendo le intenzioni malvagie del reggente nei confronti del Bambino, i Magi fanno ritorno ai loro paesi per un’altra strada, senza assecondare la richiesta di Erode. *Riconoscere e accogliere la luce dell’altro non toglie nulla alla propria felicità.*

Sin dal Natale siamo invitati a contemplare il mistero di Dio fatto uomo. I pastori sono accorsi per primi, facendosi testimoni dell’evento. Il brano del Vangelo di oggi ci narra poi la visita di saggi venuti da terre lontane, considerate allora alle estremità del mondo. Questi Magi non appartenevano al popolo eletto in attesa del Messia: erano considerati pagani. Tutto ciò attesta che, fin dalla nascita di Gesù, Dio ha inviato un segnale forte per farsi conoscere all’umanità intera. Egli non si rivela solo a Israele, ma a ogni uomo. Poiché Egli è vero uomo, rivela l’uomo a se stesso. Dunque, come Lui, ogni bambino che viene concepito porta con sé una stella che brilla. Quella di Gesù ha brillato subito; quelle degli altri brillano con il tempo. Ma nessuna stella brilla per se stessa: brilla per il bene di tutti. È qui che i Magi ci insegnano quella saggezza e quell’umiltà che sono mancate al re Erode.

Quando brilla la stella dell’altro, bisogna saperla riconoscere e lodare Dio. Provare gioia davanti al successo altrui è un atto di gratitudine verso il Signore, è adorazione della Fonte di ogni bene. Per Erode, invece, nessun altro re poteva sorgere senza minacciare i suoi progetti; per questo era turbato dalla nascita di un bimbo Re.
I progetti di Dio, però, seguono altre vie: Egli fa fiorire doni speciali laddove porteranno più frutto all’umanità. Tutto ciò che di bello e buono è in noi è chiamato a risplendere per gli altri e non può diventare oggetto di vanto o prepotenza. Un successo, un talento o una ricchezza che non creano ponti finiscono per isolarci, rinchiudendoci tra mura che ci rendono prigionieri della solitudine e dell’amarezza. Se troviamo la gioia nel successo altrui, non imboccheremo mai le strade della morte, fatte di invidia e malizia. Quelle strade riportano sempre al palazzo di Erode, in cerca di alleati per compiere piani distruttivi.

Che il Signore ci dia la grazia di voltare le spalle alle alleanze con il male, anche a costo di perdere affetti e amicizie apparentemente importanti. Che possiamo, come i Magi, scegliere la via della vita. Buona festa.

2a Domenica dopo Natale

Gesti di luce in un mondo ferito

Gv 1,1-18

A cura di Don Eric Oswald FANOU

Oggi, in molti paesi del mondo, si celebra l’Epifania, che qui in Italia festeggeremo il 6 gennaio. La liturgia di questa seconda domenica dopo Natale ci ripropone il Prologo di Giovanni, che abbiamo già ascoltato pochi giorni fa, nel giorno di Natale. Tutto, nel Prologo, ruota attorno al Verbo di Dio, il Logos eterno, l’unica Parola che è vita e luce del mondo. È l’unica Parola senza la quale il mondo non potrebbe sussistere. *Ogni gesto e ogni parola che dà senso al vivere è un’occasione offerta al Verbo per manifestarsi ancora nel mondo.*

La Parola, il Verbo all’origine di tutto, è bontà sussistente. Dio non dice il male, altrimenti non sarebbe più Dio; Egli dice solo il bene. Ed è proprio il Verbo la Sua benedizione ( dire bene) per il mondo. Oggi il nostro mondo è teatro di troppe scene di desolazione e tristezza: guerre ovunque, nazioni contro nazioni, concittadini contro concittadini, fratelli contro fratelli. Assistiamo alla corsa al potere assoluto, ad attacchi mortali improvvisi nelle strade e a tragedie, come quella di Crans-Montana in Svizzera.
Tutto sembra dare l’impressione che il mondo sia maledetto e che venire al mondo significhi solo andare incontro ai guai. Ma non è così.

La Parola pronunciata dal Creatore è interamente bontà. Il Vangelo sottolinea che senza questa bontà nulla è stato fatto di ciò che esiste. L’incarnazione del Verbo e la sua dimora in mezzo a noi hanno mostrato quanto sia profondo l’amore con cui la Parola (Figlio di Dio) si dona a noi. Anche Dio soffre per il male creato da una libertà senza limiti; quella libertà che ha voluto costruire il proprio palazzo senza la Parola che dona armonia a tutto. Dio soffre quando l’uomo è sotto il giogo della maledizione che si è inflitto da solo. Ma la Sua Luce continua a brillare nel buio per ricordarci che è sempre possibile seguire il chiarore che riporta all’armonia delle origini.

Anzi, anche noi è dato persino di riflettere nel mondo questa luce che dona vita. Lo facciamo attraverso quei gesti semplici che uniscono invece di dividere; attraverso quegli sguardi che danno valore all’altro invece di disprezzarlo o giudicarlo; attraverso quelle parole che spengono la violenza e che guariscono invece di uccidere. La Parola di Dio, la luce, non si riflette nelle chiacchiere: quelle chiacchiere che restano nell’ombra, che non possono venire alla luce perché esse portano semi e veleni di morte.

Amore e bontà, ecco ciò che ci è stato rivelato nel Figlio di Dio: noi ci gloriamo di essere suoi seguaci. Chiediamo che Egli ci dia la forza di essere la Sua benedizione per gli uni e gli altri, per il mondo intero. Amen. Buona domenica.

1 gennaio 2026

Maria, Madre di Dio: Onore alla maternità

Lc 2,16-21

A cura di Don Eric Oswald FANOU

Oggi la Chiesa celebra la solennità di Maria Santissima Madre di Dio. In questo giorno di Capodanno ricorre anche la 59ª Giornata Mondiale della Pace. Il Vangelo proposto per questa festa narra l’entusiasmo dei pastori dopo aver ricevuto il lieto annuncio dell’angelo. Una notizia, per loro, quasi troppo bella per essere vera; eppure non sono rimasti delusi. Il brano evangelico termina con il racconto della circoncisione e dell’imposizione del nome al fanciullo. Tutto attesta la maternità di Maria, che la Chiesa onora ricordandoci di onorare, ogni maternità.

Nella narrazione di Luca sulla nascita di Gesù, ascoltiamo oggi un brano che conferma come Maria abbia realmente partorito: è diventata Madre. A sostegno di questa notizia, l’evangelista racconta la gioia dei pastori che videro tutto esattamente come era stato loro annunciato. Maria è diventata anche lei Madre per via naturale; nella festa odierna, onoriamo dunque anche la maternità in sé.

Dio non ha scelto un modo straordinario o astratto per la nascita di Suo Figlio, l’Eterno Generato, ma ha scelto la cooperazione di una donna: Maria. Compiendo questa scelta, Egli non ha imboccato una “via necessaria”, ma la via più “conveniente” (come direbbe San Tommaso d’Aquino). Ha scelto il parto di una donna come la via più consona per la venuta al mondo del Verbo eterno. In Maria, tutta l’umanità è stata onorata e chiamata a cooperare all’opera della redenzione.

Una nascita è sempre frutto di una cooperazione tra Dio e l’umano. Celebrando la maternità della Beata Vergine Maria, la Chiesa ci ricorda di onorare non solo Colei che si è resa disponibile alla redenzione, ma anche coloro attraverso i quali siamo stati generati alla vita. I nostri genitori, e tutti coloro che esercitano nei nostri confronti una funzione materna, meritano di essere onorati. La loro disponibilità è stata fondamentale per farci venire alla luce. Non è un caso che Dio stesso ne faccia un comandamento: “Onora tuo padre e tua madre”. Questa parola divina non dice di onorare i genitori solo quando sono “bravi”. Anzi, a questo comandamento è legata una benedizione particolare. Non perdiamo queste benedizioni per nessun motivo, specialmente quando la vecchiaia o la fragilità rendono i genitori più bisognosi della nostra presenza e premura.

Anche i figli della Beata Vergine Maria sanno onorarLa non solo con le “Ave Maria”, ma con l’impegno di essere membra che evitino alla Chiesa e al mondo ferite, tristezze e vergogna, cercando invece di curare le piaghe della divisione del Corpo di Cristo e le piaghe dell’umanità. Nessuna madre è felice quando i suoi figli sono divisi; nessuna madre è felice quando i figli non si riconoscono più come fratelli e non si salutano. Nessuna madre è felice quando regna lo spirito di sospetto o quando anche uno solo dei figli non è sereno. Di queste cose soffre la Chiesa, soffrono le nostre famiglie e soffre la Beata Vergine Maria, che non smette mai di intercedere per noi.

Auguri di Buon Anno!

Santa Famiglia 2025

Essere famiglia

Mt 2,13-15.19-23

A cura di Don Eric Oswald FANOU

Oggi festeggiamo la Santa Famiglia: Gesù, Giuseppe e Maria. Il brano evangelico ci narra la fuga in Egitto e il successivo ritorno, fino allo stabilimento definitivo a Nazaret. Guardando a loro, si potrebbe quasi dire che sia stata una famiglia “sfortunata”, segnata da precarietà e pericoli. Eppure, essa ci offre un modello altissimo di responsabilità e di affidamento nel Signore. Ci insegna che non è solo la funzione biologica o naturale a farci diventare genitori, o a costituirci come famiglia; lo si diventa davvero assumendosi ogni giorno il ruolo e la responsabilità educativa e affettiva.

Fin dal concepimento, Gesù è stato motivo di grande preoccupazione per Maria e Giuseppe. La coppia ha persino rischiato la separazione, evitata solo grazie all’intervento della grazia di Dio. Al momento della sua nascita — come accadeva a tanti bambini allora e oggi — non c’era un posto adeguato per Lui. Eppure, quei genitori hanno dato il meglio di ciò che avevano. Avvertiti in sogno, sono partiti per cercare asilo in terra africana, in Egitto. Anche se allora non c’erano le barriere alle frontiere che vediamo oggi, hanno vissuto il tormento di dover lasciare in fretta la propria casa, la propria cultura e il proprio Paese, sperimentando la dura condizione di rifugiati. Anche al momento del rientro, hanno dovuto cambiare traiettoria per paura del successore di Erode, stabilendosi infine a Nazaret.

Questo è stato l’inizio di una storia che porterà questi genitori fin sotto la croce di Gesù, quando Egli sarà abbandonato dagli amici più cari e morirà giovane a causa della cattiveria umana. Apparentemente, per la Santa Famiglia le cose non sono “andate bene”. Eppure, proprio qui comprendiamo cos’è una famiglia: un legame che veglia sulla vita vulnerabile che gli è stata affidata.
La famiglia chiama a rischiare la propria serenità e ad accettare il sacrificio che ogni vita richiede. Non si appartiene a una famiglia solo per ricevere, ma anche per dare. È “di famiglia” colui che resta presente quando tutto va male, per consolare e risollevare. Essere famiglia significa sostenere il membro più vulnerabile: un membro fragile, un malato, chi attraversa difficoltà economiche o gli anziani.

Ma c’è un altro aspetto vitale: la famiglia è il luogo dove si impara l’arte del perdono. Non esiste famiglia perfetta perché non esistono persone perfette. Essere famiglia significa avere il coraggio di chiedere scusa e la generosità di donare il perdono. Senza il perdono, le ferite diventano muri; con il perdono, esse diventano feritoie da cui riparte l’amore. È il perdono reciproco che permette a una casa di non crollare sotto il peso delle incomprensioni.

Oggi preghiamo per tutti i figli, poiché non tutti hanno la fortuna di avere una famiglia unita o genitori solidi per affrontare le sfide della vita. Chiediamo che ogni famiglia in difficoltà possa diventare, sull’esempio di quella di Nazaret, un luogo di crescita serena, di misericordia e un rifugio sicuro per i propri membri. E preghiamo affinché la nostra Chiesa diventi sempre più, essa stessa, una vera famiglia. Buona festa.