A cura di Don Eric Oswald FANOU
In questo Vangelo, Gesù dimostra ancora una volta di essere veramente uomo. Non è un santone distaccato o un puritano isolato dal popolo per timore di essere “contaminato” dal male. Al contrario, Egli ha vissuto in mezzo ai suoi in modo semplice, stringendo amicizie profonde, come quella con la famiglia di Marta, Maria e Lazzaro. La sua è un’amicizia aperta a tutti, fatta di una solidarietà totale, in tutto fuorché nel peccato.
Proprio in nome della sua missione e, in particolare, di questo legame di amicizia, Gesù si mette in cammino dopo aver saputo della malattia di Lazzaro. Purtroppo, l’amico muore quattro giorni prima del suo arrivo e Gesù ne resta profondamente addolorato. La storia si conclude con la risurrezione di Lazzaro, un segno che genera molte conversioni. Ma al di là della vittoria sul male e del cambiamento nel cuore di chi non credeva, Gesù si rivela qui, soprattutto, come un vero amico.
Un vero amico non abbandona mai nelle situazioni di morte. Come nel caso di Lazzaro — ovvero la morte fisica — le nostre “situazioni di morte” generano spesso la realtà di un sepolcro. Nel sepolcro non c’è luce, non c’è respiro; c’è solo la putrefazione che emana un cattivo odore capace di allontanare i vivi. È quello che accade con la “cattiva fama” (basata su fatti reali o falsi), con i guai che allontanano parenti e persone care, o con malattie e pesi che diventano insopportabili. Sono situazioni di morte in cui una pietra pesante viene posta sulla porta del cuore per mancanza di speranza…ecc.
In questi momenti, il vero amico è presente e vicino. Non scappa alla prova ed è pronto a metterci la faccia. Nemmeno il “cattivo odore” di una vita in difficoltà lo fa indietreggiare. Chi trova un amico del genere, trova un tesoro. Gesù è questo vero amico per ognuno di noi: accogliamo allora il suo grido che scuote il nostro buio: “Vieni fuori!”. Buona domenica.










