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Marzo 2026

Festa di San Giuseppe

Apertura dell'Oratorio di San Giuseppe

In occasione della Festa di San Giuseppe,

Domenica 22 e Lunedì 23 marzo 2026

sarà aperto l’Oratorio dedicato alla Natività di Maria e a San Giuseppe

dalle ore 10.00 alle 12.00

Domenica 22 marzo sarà celebrata la S. Messa nell’Oratorio alle ore 10.00

Per quell’occasione, sarà effettuata la vendita delle tradizionali “Raviole di San Giuseppe”
(ricavato a favore delle attività parrocchiali per i giovani)


Iniziativa a cura del Centro Italiano Femminile (CIF) di San Giorgio di Piano


4a Domenica di Quaresima (Anno A)

Il cieco che vede Dio

A cura di Don Eric Oswald FANOU

Come la terza domenica di Avvento, oggi ricorre la “Domenica della gioia” (Laetare), non solo per la vicinanza della Pasqua, ma per la manifestazione della vittoria di Cristo sul male, così come si è compiuta nella vita del cieco di nascita. Il cieco ha ricevuto due grazie: la guarigione dalla cecità e il dono della fede. La gloria di Dio, infatti, si manifesta sempre di più proprio nella nostra debolezza.

Nel Vangelo emerge una mentalità culturale sull’origine della disgrazia individuale. Per i discepoli di Gesù, per i farisei e per lo stesso cieco, il male personale era considerato il risultato di un peccato commesso dai propri antenati o dalla persona stessa. Rispondendo ai discepoli, Gesù sussurra al cuore di tutti coloro che anche oggi pensano di soffrire per aver commesso del male. Non è raro, nel momento della sofferenza, sentire la gente domandarsi: “Che male ho fatto?”. No! Dio ama a prescindere. Siamo tutti vittime del disordine delle origini che ci predispone a ribellarci contro Dio. Finché abbiamo la possibilità di scegliere Dio, non si può parlare di castigo; per questo ogni momento della nostra vita è un tempo favorevole per affidarsi al Signore.

Il più grande miracolo compiuto da Gesù nel Vangelo odierno non è la guarigione fisica del cieco nato — che è servita a rivelare la divinità di Cristo — ma la conversione: l’affidamento totale dell’uomo, illustrato nel gesto della prostrazione. È proprio in quella debolezza (l’abbandono di sé a Dio) che si manifesta la gloria del Padre. Il cieco è una persona che si affida agli altri e si lascia condurre: ecco il tipo di “cecità” (umiltà) che Gesù avrebbe voluto dai farisei nei Suoi confronti. Cristo vuole essere la guida della nostra vita, ma questo è possibile solo se abbiamo fiducia in Lui. Che il Signore ci salvi dalla presunzione di credere di sapere e vedere meglio di Lui.


QUARESIMA 2026

ESERCIZI SPIRITUALI PARROCCHIALI

15-21 marzo 2026

Ogni giorno…
Leggeremo e mediteremo nelle pagine seguenti alcuni testi presi dai documenti della Chiesa di Bologna.
 
Nel libretto (vedi allegato) sono riportate le Lodi mattutine, i Vespri e Compieta che possiamo recitare come preghiera in famiglia o personale per ogni giorno fino a Sabato 21 marzo; troviamo sul libretto anche le letture delle S.Messe.
 
Celebrazioni comunitarie
Orario delle celebrazioni
Domenica 15 marzo
ore 17.00: Funzione (Rosario e Vespro) e presentazione del tema.
Da Lunedì 16 marzo a Giovedì 19 marzo
ore 9.00: S. Messa, Lodi e meditazione
ore 18.00: S. Messa e meditazione
Venerdì 20 marzo
ore 9.00: S. Messa ed esposizione del Santissimo
ore 20.30: S. Messa (Offerta pro SAV)
Sabato 21 marzo
ore 9.00: S. Messa ed esposizione del Santissimo
ore 18.00: S. Messa prefestiva
Domenica 22 marzo
Ss. Messe, ore 8.00 – 10.00 – 11.30
ore 15.00: Esposizione
ore 17.00: Rosario, Vespro e Benedizione Eucaristica
ore 18.00: S.Messa Vespertina

3ª Domenica di Quaresima A

Dialogo aperto a tutti

A cura di Don Eric Oswald FANOU

Oggi ricorre la Giornata internazionale della Donna. Anche al centro del Vangelo odierno troviamo una donna che stava attraversando un momento difficile della propria vita. Ella incontra Gesù al pozzo e il dialogo con Lui le dona una nuova gioia. Il fatto di essere un uomo giudeo e santo non ha impedito a Gesù di entrare in dialogo con questa donna, di cui conosceva bene la storia. La discriminazione, in ogni sua forma, è controproducente per l’annuncio del Vangelo e alla coesione sociale.

Nel Vangelo, la donna viene identificata attraverso il suo luogo d’origine: è una Samaritana. Questo riferimento peggiora la sua condizione, poiché era già svantaggiata in quanto donna e priva di un marito. In quell’epoca, lontana dall’idea di parità tra uomo e donna, essere senza marito significava non avere un tetto né sicurezza; spesso queste donne erano etichettate come persone dalla vita non virtuosa. Se aggiungiamo il fatto di provenire dalla Samaria – terra considerata dai Giudei pagana e traditrice dell’ortodossia religiosa – questa donna aveva tutti i requisiti per essere evitata da un Giudeo.

Eppure, contro le aspettative della donna stessa e dei discepoli — i quali rimasero meravigliati nel vedere Gesù parlare con una samaritana — Egli avvia un dialogo con lei e con la sua gente. Persone che, a loro volta, non davano grande valore alla donna, dicendole: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo». Gesù dimostra così di aprire il suo dialogo a tutti, a prescindere dalle origini, dalla fama o dalla condizione di vita. Egli non seleziona a priori le categorie di persone con cui parlare e non si lascia condizionare dalla cultura del suo tempo. Il dialogo aperto a tutti è l’antidoto alla discriminazione e la via verso la fratellanza universale.

Oltre ai grandi temi della discriminazione come l’omofobia o il razzismo, esiste una discriminazione più sottile: la vergogna di apparire amici o conoscenti di qualcuno su cui pesa uno stigma sociale. A volte si fa finta di non conoscere una persona perché è stata in prigione o perché si dice che abbia comportamenti poco virtuosi. In ogni caso, nulla deve impedire un dialogo aperto con il prossimo. Quando non c’è più dialogo, si arriva alla guerra. Che lo Spirito Santo ci doni la grazia del dialogo.
Buona festa delle donne e buona domenica a tutti.

2ª Domenica di Quaresima A

Morire per risorgere

A cura di Don Eric Oswald FANOU.

C’è un punto nel racconto della Trasfigurazione che può lasciare perplessi. Gesù ha elevato i discepoli alla contemplazione della sua gloria; essi hanno visto i grandi giusti del passato, Mosè ed Elia; hanno persino udito la voce del Padre sprigionarsi dalla nube. Eppure, il Vangelo ci dice che i discepoli «furono presi da grande timore». In un contesto di così tanta luce, sembrerebbe che la paura non debba trovare posto. Questa paura rivela la morte necessaria per vedere la gloria di Dio.

Nel brano di oggi, è Gesù a prendere l’iniziativa, conducendo Pietro, Giacomo e Giovanni sulla montagna. Tra Lui e loro c’era già un legame: un rapporto tra Maestro e discepoli fondato sulla fiducia. Essi non erano testimoni casuali, colpiti da un miracolo improvviso per convertirsi un istante dopo. La loro situazione è simile a quella di chi oggi inizia un percorso di iniziazione cristiana o prova simpatia per la fede: a tutti è chiesto di fare l’esperienza della “salita”, perché il Signore non smette mai di farsi conoscere. Ancora oggi, quella Voce risuona nei nostri cuori per invitarci ad ascoltare il Figlio amato.

Tuttavia, il vero nemico dell’ascolto è l’idea del pericolo, il timore che la Parola di Dio possa in qualche modo “danneggiarci” o toglierci qualcosa. Provare un timore gelante davanti alla gloria di Dio può sembrare incompatibile con la fede. Verrebbe da parlare di “stupore” o “meraviglia”, ma il testo greco usa proprio il termine phobia: paura.
Perché questa paura? Perché la paura evoca il pericolo, la perdita, la morte. E questo ci rivela una verità profonda: per vedere la gloria di Dio, i discepoli devono attraversare un’esperienza di morte. La salita con Gesù porta a morire all’”io padrone”, a quell’io che vuole il controllo totale della vita, per lasciar emergere l’”Io figlio di Dio” — un io che si abbandona al Padre con l’aiuto dello Spirito Santo.
Solo morendo alla nostra pretesa di gestire la luce, possiamo essere illuminati dalla Luce di Dio.
Buona domenica.

1a Domenica di quaresima A

Vulnerabilità, luogo della fiducia

A cura di Don Eric Oswald FANOU

Il Vangelo odierno mostra che la vulnerabilità è il luogo in cui si manifesta il grado della nostra fiducia in Dio. Nel deserto, essa si esprime in tre modi: la vulnerabilità del bisogno, la vulnerabilità dell’apparire e la vulnerabilità del potere. Gesù affronta queste fragilità perché è fiducioso nella Parola del Padre suo. Più è forte la convinzione interiore, più il tradimento e la caduta si allontanano.

Il contesto del deserto, dove avvengono le tentazioni, è molto significativo. Il deserto, più che uno spazio fisico, richiama l’austerità, la cecità e lo smarrimento; è il luogo dove sembra non esserci vita. Sperimentiamo il “deserto” ogni volta che la comunione in famiglia, in una squadra sportiva, tra colleghi o nella comunità ecclesiale si rompe o va in frantumi. Il deserto rende la vulnerabilità propizia alle tentazioni.

La tentazione ci fa pensare a un pericolo, a un passaggio verso la propria rovina. È per questo che nel Padre Nostro preghiamo: “Non abbandonarci alla tentazione”. La tentazione è però anche il momento in cui emerge la forza delle nostre convinzioni. Se la convinzione è poca, se manca la fiducia in ciò che si fa, la resistenza diventa debole. Ad esempio, sarà difficile partecipare regolarmente e con devozione all’Eucaristia per chi non vi sente la compassione e la presenza di Cristo; così come sarà difficile per uno studente impegnarsi se, oltre la fatica, non vede nell’istruzione un modo per crescere nella vita.

Nessuno sfugge alla tentazione, nemmeno il Figlio di Dio. Spesso esse colpiscono la nostra vulnerabilità nel bisogno, facendoci credere che ciò che conti sia solo il guadagno o la sicurezza materiale. Colpiscono la vulnerabilità dell’apparire, il desiderio di essere ben visti e di ottenere prestigio. Colpiscono, infine, la vulnerabilità del potere e della libertà, intesa come desiderio di dominare il mondo escludendo Dio.
Davanti alle tentazioni, Gesù — a differenza dei primi uomini — si ricorda della Parola del Padre. Egli non sceglie una via contro il Padre, ma esprime quanto la sua fiducia in Lui sia totale. È così che Gesù fa la differenza. Anche noi, specialmente in questa Quaresima, siamo invitati a fare la differenza, tornando a nutrire la nostra fiducia nella Sua Parola.
Buona domenica.

Quaresima 2026

Mercoledì delle Ceneri

e altri appuntamenti parrocchiali e vicariali

Mercoledì 18 febbraio 2026
Ore 09.00: S. Messa e imposizione delle Ceneri
Ore 16.45: Funzione per i bimbi e imposizione delle Ceneri
Ore 20.30: S. Messa e imposizione delle Ceneri
Altri appuntamenti parrocchiali
Via Crucis: tutti i venerdì ore 15.00 in chiesa
Via Crucis in esterna mercoledì 25 marzo
Esercizi spirituali parrocchiali: 15-22 marzo
Quarant’ore (Orazioni): 20-22 marzo

Pellegrinaggio Vicariale al Crocifisso di Pieve di Cento
Venerdì 20 febbraio
ore 20.30: confessioni –  ore 21.00: S. Messa

Stazioni Quaresimali
(programma per tutte: ore 20.30 Confessioni –  ore 21: S. Messa)
– Venerdì 27 febbraio: Gherghenzano
– Venerdì 06 marzo: Argelato
– Venerdì 13 marzo: S. Marino di Bentivoglio
– Venerdì 20 marzo: San Giorgio di Piano
– Venerdì 27 marzo: Casadio

 

Appuntamenti di Zona

Quaresima 2026

Pellegrinaggio Vicariale al Crocifisso di Pieve di Cento
Venerdì 20 febbraio
ore 20.30: confessioni –  ore 21.00: S. Messa

Stazioni Quaresimali
(programma per tutte: ore 20.30 Confessioni –  ore 21: S. Messa)
– Venerdì 27 febbraio: Gherghenzano
– Venerdì 06 marzo: Argelato
– Venerdì 13 marzo: S. Marino di Bentivoglio
– Venerdì 20 marzo: San Giorgio di Piano
– Venerdì 27 marzo: Casadio

Via Crucis in esterna
Mercoledì 25 marzo a San Giorgio di Piano

6ª Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)

Superare la giustizia dell’antica Alleanza

Mt 5,17-37

Prima di Gesù, i farisei e gli scribi erano le due istituzioni religiose che garantivano l’ortodossia della dottrina. All’epoca avevano, per il popolo d’Israele, un’autorità e un’autorevolezza incontestabili. Gesù nasce ed eredita questo tessuto sociale e religioso: non condanna o cancella, ma chiama ad aprirsi a un rapporto più autentico con Dio e con gli altri. È proprio così che si manifesta il Regno da Lui predicato.

Per essere giusti o santi (termini spesso intercambiabili nella Bibbia), bisognava seguire la via indicata dalla Legge secondo l’interpretazione di chi deteneva il potere religioso. Era questa la fede della gente. In questo contesto, Gesù afferma la necessità di superare la giustizia di scribi e farisei, aggiungendo di voler portare la Legge al suo compimento, alla sua piena maturazione. Così facendo, Egli rivela che la Legge antica è dinamica e che in Lui tale dinamismo raggiunge la sua meta definitiva.

Per i suoi contemporanei non era una posizione facile da accettare. Per noi oggi, a distanza di anni, i limiti morali dell’antica Alliance appaiono chiari, ma sempre resta difficile accogliere la novità di Cristo: a volte cerchiamo “altre rivoluzioni” o nuovi metodi, ma il Vangelo ci ricorda che per il Regno dei Cieli tutto è compiuto in Cristo. Non ci sarà un’altra verità capace di portare la Legge a compimento al di fuori di Lui.

Per essere uomini autentici, basta rispondere al comando dell’amore di Gesù e restarvi fedeli. I cambiamenti, anche nella Chiesa, che non sono conformi allo Spirito di Cristo portano alla deriva. La misura è Cristo, non le nostre fantasie interpretative usate per sostenere idee personali a scapito della Verità. Esiste sempre il rischio di strumentalizzare il Vangelo, che invece nasce per liberare l’uomo. Superare la “santità della brava gente” è possibile solo attraverso la fiducia in Cristo e nella sua Parola. Che il Signore apra i nostri cuori alla sua novità.

Buona domenica.

Don Eric Oswald FANOU

5a domenica T. ordinario A

Rimanere sale e luce

Mt 5,13-16

Nel Vangelo odierno, Gesù propone due immagini simboliche tratte dalla realtà domestica: il sale e la luce. Paragonando i suoi discepoli a questi elementi, Egli interroga la nostra identità: cosa ne sarà di noi se dovessero venire meno il sapore o la luminosità? Con l’aiuto del Signore, dobbiamo vigilare per rimanere sale e luce.

Dobbiamo essere onesti: il cristiano che non che non nota in sé stesso un cambiamento e non porta un cambiamento nel mondo manifesta il sintomo di un rapporto sterile con Cristo. Ma c’è una deriva ancora più grave: quando il cristiano, anziché essere sale che preserva, diventa autore di zizzania; quando anziché essere luce, si fa alleato di strutture di ingiustizia. In quel momento, non siamo solo “inutili”, ma diventiamo un ostacolo al Regno di Dio.

Gesù non parla a una folla sconosciuta, ma ai suoi discepoli. Non dice loro di “sforzarsi di diventare”, ma afferma ciò che sono: “Voi siete”. Questa identità nasce dalla comunione con Lui: il contatto con Gesù genera in noi una vita che non si corrompe e non conosce tenebre.

Tuttavia, il sale non dà sapore a sé stesso e la luce non brilla per sé. Il sale si scioglie per mantenere in vita ciò in cui viene posto; la luce si dona per rischiarare il cammino degli altri. Se invece usiamo la nostra posizione per dividere o per assecondare il male, tradiamo la nostra identità cristiana.

La prospettiva di oggi è dunque un invito alla vigilanza. Dobbiamo vegliare per non perdere il sapore trovato in Cristo. Finché il sale rimane sale, non mancherà di dare sapore; finché la luce rimane luce, non mancherà di illuminare.

Chiediamo al Signore la grazia di dimorare in Lui, per essere testimoni di verità e non complici dell’oscurità. Buona domenica.

Don Eric Oswald FANOU