Tre momenti emergono dal Vangelo di questa domenica, dedicata alla Parola: Gesù lascia Nazaret per Cafàrnao, annuncia la necessità della conversione e, infine, chiama a sé i primi discepoli. La parola chiave che fa da ponte tra questi momenti è proprio la conversione: *è dalla conversione, infatti, che nascono i discepoli.*
Cafàrnao era una città “incrocio”, un centro di affari e scambi. Lì si incontravano genti diverse e, come in ogni luogo di mercato e grande assembramento, si poteva trovare di tutto: indifferenza, virtù, ma anche vizio. Gesù sceglie di iniziare la sua predicazione proprio da lì, un luogo che manifestava un estremo bisogno di luce e di cambiamento.
Spesso abbiniamo la conversione esclusivamente al concetto di male o di peccato: pensiamo che convertirsi significhi solo rinunciare a una via sbagliata per seguire Gesù. Questo è corretto, ma la conversione è molto di più. Non basta rinunciare al male per dirsi “convertiti”. Si può fuggire il male senza mai approdare a una vera conversione cristiana; a volte, un comportamento virtuoso è semplicemente il risultato di una buona educazione o di un’etica personale.
Convertirsi a Cristo, invece, significa accettare che Egli sia la nostra unica consolazione. Significa “sposare” il Suo stile di vita, il che richiede, a volte, il coraggio di abbandonare le proprie abitudini consolidate.
La conversione non consiste sempre nel lasciare ciò che è oggettivamente cattivo, ma nel fare meglio il bene, animati dallo Spirito di Cristo. Per i primi discepoli, pescare non era un peccato: era il loro lavoro, una cosa buona. Eppure, sono stati chiamati ad adottare un altro stile di vita, impregnato della Parola del Maestro.
L’unica vera nemica che ostacola la scelta di diventare discepoli è la paura. Chiediamo che, per intercessione della Beata Vergine Maria, la luce di Cristo vinca le tenebre costruite dalle nostre paure e ci renda liberi di seguirlo. Buona domenica.
Don Eric Oswald FANOU











